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Esperimento urbano

Primo esperimento urbano, al tavolino di un bar, ad osservare quello che mi capita intorno. Non sono alla ricerca di chissà quale ispirazione, voglio allenare un modo diverso di osservare e parto dai luoghi che vivo quotidianamente.

Questo è diventato il bar del caffè quotidiano, spesso anche pranzo o merenda. Nella stessa via si trova il pub e in quella parallela l’Associazione. Quanto cambia la prospettiva se ti siedi in un punto.

Sono stata indecisa anche sul dove sedermi al tavolo perché ogni lato regala una prospettiva diversa. Cambiare luogo aiuta la scrittura?

Quando ho trasferito l’ufficio in Associazione, ad esempio, ero molto ispirata, ora è diventata abitudine e, da una certa ora in poi, solo distrazione. É un po’ che penso di prendere il tablet e girare per il centro storico, di punti dove sedersi ce ne sono tanti: quasi tutti i tavoli dei locali sono utilizzabile fuori dall’orario, solo alcuni sono suscettibili in merito.

A dirla tutta volevo prendere il quaderno e scrivere a mano ma oggi sono troppo stanca. Mi sono alzata dal letto all’ultimo e sono uscita vestendomi al volo, ho ancora il cuscino stampato in faccia ed ho interagito con troppi esseri umani senza la giusta dose di caffè. Stavo per prendere il primo quaderno a portata di mano ma poi mi ha fermato il mio perfezionismo, sia mai che scrivo il best seller della vita sul quaderno sbagliato.

La maggior parte delle persone sedute in questo bar sta facendo aperitivo o rifrescandosi con un bibita. Quasi tutte sedute all’ombra, anche io fino a poco fa, ma poi la nuvola si è spostata. Ora sono sotto il sole con un venticello fresco molto piacevole e strizzo gli occhi: display e sole non vanno molto d’accordo, se qualcunə mi osserva devo sembrare idiota.

Come vicinə di tavolo due persone con una cagnona molto dolce che puntava al mio pranzo. Mi piace sempre scambiare qualche parola con le persone sconosciute, diffondere un po’ di buoni sentimenti in questo momento storico lo sento come un atto dovuto.

In lontananza, davanti a me, una signora con un cappello di paglia che mi ricorda che vorrei avere il coraggio di indossarli anche io e dare sfogo al mio stile.

Creativamente sto vivendo un momento particolare, continuo a ripetermi “fidati del processo” e continuo a creare, mi sembra di rinascere.

Mi sono spostata, ho proprio cambiato locale. Ho pagato e sono venuta dai tavoli del pub, a quest’ora sono all’ombra anche se qui c’è meno passaggio. Mi sono appena ricordata che devo prendere la terapia per l’Adhd. Mi sono catapultata fuori di casa senza mangiare e ho imparato da tempo che a stomaco vuoto è come non prenderla.

Ogni volta che vedo passare una macchina in centro storico penso che non ha veramente senso prendere casa in centro e comprarsi il suv. Fosse per me chiuderei il centro a tuttə, anche per ə residenti. In questa via la sera hai le macchine che sfiorano la gente che mangia il panino, non ha veramente senso, lo pensano tuttə ma, allo stesso tempo, cedono alla comodità a quattro ruote (anche quando non necessaria).

È impressionante come a due minuti di distanza a piedi, sembra di stare in un’altra città. Dal chiacchiericcio delle persone al silenzio quasi totale, in lontananza sento il vociare dei bambini mentre qui passa giusto qualche auto e il postino. Sembra quasi che il centro storico abbia al suo interno un altro centro ed io mi trovi in periferia. Credo dipenda dalla presenza di negozi e attività.

C’è una buona probabilità che io stia scoprendo l’acqua calda ma non ci avevo mai fatto caso fino ad oggi. Sarà perché quando cammino mi piace scoprire quelle vie in cui non passa nessunə.

In effetti il centro storico lo conosco fin troppo bene, sarò arrivato il momento di esplorare gli altri quartieri di Sarzana? Chissà dove andrò a vivere.

Intanto voglio pensare a un paio di posti dove ripetere questo esperimento di scrittura, quasi quasi faccio una lista e quando mi va continuo. Ho voglia di tenere attivo il neurone e di continuare a fidarmi del processo.

Questo lavoro sulla fiducia è più duro di quello che pensavo, ogni tanto mi dimentico che non viviamo a compartimenti stagni. Sto cercando con tutta me stessa di continuare a fidarmi della vita, ma ci sono momento durissimi. Fidarmi di me mentre creo non è distinto dal farlo mentre vivo.

Sembra un’esagerazione scritta così. Lo pensavo anche io, ma ora che sguazzo (a volte affogo) dentro queste dinamiche mi sono accorta di aver scoperchiato il mio personale vaso di Pandora.

Se scrivere è catartico, farlo sedendosi in un posto diverso dal solito è un bel trip. Ma ora rientro in Associazione, voglio farmi un caffè lunghissimo e vedere dove mi porta la giornata, mi riprometto solo di non fare tardi inutilmente come succede nell’ultimo periodo.

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