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Donare cambia le cose

Nel libro “Noi siamo tempesta” della Murgia vengono raccontati importanti fatti storici e, come dice l’autrice nell’introduzione, in parte sono romanzati: il messaggio centrale è che non servono eroi o eroine per cambiare la storia.

Tra tutte mi è rimasta impressa quella che racconta la caduta del Muro di Berlino. Nel 1989 avevo 10 anni e, mentre guardavo le immagini in televisione insieme a miei genitori, ricordo solo che proprio non capivo perché lo avevano costruito in mezzo ad una città: mi sfuggiva totalmente il senso di quel muro che neanche era al confine delle due Germanie.

Nel libro Murgia racconta di come è stato possibile il crollo grazie alla forza delle persone comuni.

Mi sono sempre chiesta perché hanno aspettato così tanto a tirarlo giù, solo crescendo ho capito che quando si è immersə in una situazione non la vedi nella sua interezza, un po’ come gli uomini dentro la caverna di Platone. Da fuori è sempre facile parlare, agire è tutta un’altra storia.

È indubbio che viviamo un’epoca di divisione e conflitto, in cui l’apparente pace si regge su giochi di potere e ricatti economici. E so quanto può essere difficile pensare di poter fare la differenza.

I cambiamenti partono dal singolo individuo ma si realizzano insieme.

Una famosa frase1 dice “nessun uomo è un’isola”. Siamo interconnessə ad un livello profondo, al di là di quello che la sola razionalità può immaginare, e si vede ogni giorno come le azioni di persone dall’altra parte del pianeta influenzano la nostra vita.

Passano gli anni, invecchio e continuo a credere nel potere dell’azione individuale: ogni persona può agire e, proprio come la goccia che scava la roccia, alla fine insieme si realizzano i grandi cambiamenti. Come nel 1989 quando le persone comuni, insieme, hanno tirato giù il muro di Berlino.

Ogni volta che parlo di cambiare il mondo le persone mi guardano con uno sguardo di supponenza mista a commiserazione. Come se fossi una povera idealista che non sa di cosa sta parlando.

Sono fiera e felice di non aver mai perso il mio idealismo: negli anni ha subito diversi contraccolpi e qualche limatura, ha dovuto imparare a dosare i compromessi e la concretezza, ma è cresciuto con me giorno dopo giorno.

Una delle cose più difficili è stato accettare che anche i soldi sono importanti.

La mia visione anticapitalista complica parecchio il mio rapporto con il denaro ma, al di là delle grandi speculazioni, il sistema economico mondiale si basa sui soldi e non averne può essere un problema. Esistono molti modi etici di utilizzarli, peccato che pochissimə nel mondo posseggono la maggior parte della ricchezza e tuttə ə altrə cercano di dividersi quello che rimane.

Considero donare e sostenere realtà, promotrici di una società diversa, una delle possibili azioni per cambiare il mondo proprio perché è molto più facile tenere per sé quel che si ha, piuttosto che darlo.

L’attaccamento al denaro2 è il motore dei conflitti esistenti, è il motivo per cui spesso si litiga sul lavoro, o in famiglia. Donare diventa un atto rivoluzionario e un gesto di immensa fiducia.

Quante volte ci è capitato di dire “la farei questa donazione ma se poi usano male i soldi” al pari di “piuttosto che dare del denaro compro io da mangiare” e altre varianti? E quante volte questo modo di pensare è solo una comoda razionalità per non superare il proprio attaccamento?

Siamo bombardatə da pubblicità di ogni tipo, di onlus più o meno conosciute, che chiedono sostegno. Il periodo della dichiarazione dei redditi tra 8×1000 e 5×1000 è un vero e proprio delirio, ed è anche la dimostrazione di quanti bisogni e possibilità esistono.

Di solito la scelta è tra una donazione una tantum o un aiuto continuativo. Molte realtà per venire incontro ai dubbi (leciti) delle persone, creano gadget: invece di offrire denaro direttamente, si può acquistare un oggetto per sé o che, a sua volta, può diventare un regalo. Con un piccolo gesto si porta avanti un messaggio importante e lo si condivide con chi abbiamo intorno.

Sono consapevole che donare soldi è una scelta personale, intima su cui nessunə deve sindacare in alcun modo. Questo articolo vuole essere solo un punto di vista da cui partire per allargare insieme lo sguardo.

Quando parlo di cambiare il mondo ci credo davvero. Provo a fare la mia parte, attraverso il Blog e il Podcast, attraverso gli spazi che creo (online come offline), attraverso il mio lavoro e le mie opere.

E sono così convinta di quello che ho scritto fin qui che mi sono incartata da sola, perché ora la teoria dice che dovrei consigliarti di offrirmi un caffè per sostenere il mio lavoro oppure consigliarti di acquistare una mia opera. Poi la mente vaga e provo ad immedesimarmi in chi ho davanti.

Non mi vedo come una persona attaccata al denaro, ma come un’avvocata del diavolo sì: chi lo credeva possibile che idealismo e cinismo potessero convivere così bene. E il mio lato cinico si chiede: “ma se hai un lavoro, perché chiedi soldi a me?”

Perché la donazione rappresenta un gesto di apprezzamento immediato e concreto.

Può essere simbolica, come un caffè virtuale, e diventa la dimostrazione visibile che percepisci il valore che sta dietro questo Blog (e gli spazi connessi).

E se proprio dobbiamo dircela tutta, i soldi non bastano mai, soprattutto quando provi ad agire, vivere e lavorare in modo diverso ed etico. La mia parte3 provo a farla scegliendo prezzi sostenibili perché credo che l’accessibilità sia più importante della massimizzazione del profitto.

In ogni caso, lo scopo di questo articolo non è donare a me e neanche a questo Blog in particolare, ma piuttosto agire insieme per cambiare la società in cui viviamo.

Scegli con consapevolezza e agisci in libertà per dare valore a ciò che ritieni prezioso. Osservati intorno e trova il tuo modo per sostenere quelle realtà che concretamente stanno migliorando il mondo.

E grazie di aver letto fin qui. Buon proseguimento, buona fine, buon inizio, buona vita, buon tutto!

Questa è una delle azioni possibili: scopri tutti i modi per fare la differenza.


  1. Ignoro la fonte visto che l’hanno attribuita a chiunque. ↩︎
  2. Insieme al potere: spesso le due cose vanno di pari passo. ↩︎
  3. Quella che mi sento di raccontare in questo spazio pubblico. Non credo ne “il bene si fa e non si dice” ma non amo neanche la morbosità di condividere ogni gesto intimo e privato. ↩︎

Grazie per il tuo tempo. Scrivo per allenarci insieme a una visione generativa, senza giudizio né performatività. Questo spazio serve a spostare lo sguardo e riconoscersi nella complessità. Se vuoi continuare a leggermi, ogni due settimane arriva Ohibò Newsletter. Senza fretta e senza fronzoli.

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