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Cosa vuol dire scendere a compromessi

La misura di quanto tieni a qualcosa sta tutta in quanto sei dispostə a scendere a compromessi.

Ho coniato questa frase molto tempo fa e per tanto mi ha accompagnato. Poi un giorno è scattata una lampadina nella testa: ma siamo proprio sicurə di sapere cosa voglia dire scendere a compromessi?

Ci insegnano che la vita non è bianca e nera, che non si può dividere tutto nettamente, e allo stesso tempo ci insegnano che esiste il bene ed il male, il giusto e lo sbagliato. Senti forte anche tu la contraddizione?

Personalmente l’ho sentita per tanto tempo finché non ho incontrato il Buddismo che, tra i vari principi, insegna la non dualità, che la vita non è così netta, che bisogna puntare a costruire valore piuttosto che perseguire una verità astratta e che più di ogni altra cosa è necessario sviluppare saggezza, per imparare ad agire dove siamo, nel modo più adatto e consono a quel momento.

Ma anche senza filosofeggiare su religioni orientali1 , basti pensare all’omicidio: di per sé lo trovo aberrante, considero la vita umana sacra, quindi la morte per mano di qualcun’altrə la trovo atroce, per lo meno sul piano teorico.

Se una persona è in pericolo, se lotta per la sua vita e in questa lotta qualcunə muore, questa morte è un omicidio? È legittima difesa? Oppure se parliamo di eutanasia, dove si colloca in questa visione bianca e nera?

Sono ben consapevole che questi sono esempi estremi, ma credo rendano perfettamente l’idea che le situazioni senza un contesto non possono essere interpretate, è troppo facile giudicare sulla base di idee astratte, poi c’è la realtà: il famoso io non lo farei mai, finché in quella situazione non ti ci ritrovi.

Ho iniziato a chiedermi cosa volesse dire scendere a compromessi a forza di sentirmelo ripetere.

E per cose molto più banali: l’uso dei social. Li uso dal 2016, letteralmente un’altra epoca, quando ancora era tutto possibile, quando le sponsorizzate erano l’eccezione e potevi crescere con un buon lavoro organico. Esisteva già chi usava mezzucci come comprare like e follower, erano l’eccezione e con un po’ di impegno potevi crearti il tuo piccolo mondo.

Oggi tutto è cambiato, sono cambiate le dinamiche, è cambiata la diffidenza delle persone, siamo sempre connessə, niente stupisce più e, lo affermo a titolo personale2, chi usa mezzi non proprio onesti è la regola e non più l’eccezione.

L’elenco di ciò che è cambiato è immenso, di recente chi lavora come influencer si è visto riconosciuto un codice ateco, ma sta anche spopolando il fenomeno inverso: se un prodotto lo pubblicizza un influencer allora le persone non lo comprano. Insomma, è un casino.

E mi sento vecchia per questo circo senza senso, in cui tutto cambia per non cambiare niente.

Sembra una questione di lana caprina3, ma volendo scrivere e non sapendo bene se aprire o no lo shop4, decidere se e come usare i social era importante per tutto il mio lavoro: devi imparare a scendere a compromessi è la frase che più mi è stata detta negli ultimi due anni.

Non lo so se è perché ho una mente Adhd, se sono cocciuta di carattere, non so quale è il motivo ma questa cosa di scendere a compromessi mi ha sempre fatto venire il volta stomaco, quasi fino a farmi sentire violata.

Perché se credo in una cosa devo scendere a compromessi? Fino a dove? E quanto cedere al primo compromesso può condurre a mettere da parte completamente la propria etica in nome di un bene superiore?5

Insomma qualcosa mi stonava forte ma capire cosa non è stato facile, soprattutto quando una stessa frase arriva da più voci.

L’impressione che ho avuto è che si usi la parola compromesso ma che in realtà si intenda sacrificio: non ti sta bene qualcosa, fattela andare bene perché tanto funziona così.

In parte è stato illuminante il libro L’arte di correre di Haruki Murakami6: in molti passaggi l’autore mi è sembrato un po’ vittimista e rassegnato, soprattutto quando parla di come è fatto, della sua natura, e lì per lì mi ha infastidito, ma andando avanti ho quasi invidiato la profonda consapevolezza che ha di sé stesso e dei suoi limiti.

Per scendere a compromessi devi conoscerti molto bene.

E, soprattutto, non provare fastidio dalla scelta fatta, non rimuginare sulle proprie decisioni, ma accettarle, viverle bene, godersele insomma. Altrimenti è un sacrificio, non una scelta consapevole.

Ognuno di noi vive nella propria pelle e, senza nulla togliere alle buone intenzioni di chi abbiamo vicino, siamo sempre noi che a fine giornata ci dobbiamo guardare allo specchio, venire a patti con i nostri valori, le nostre scelte, la nostra etica7.

Ho iniziato a chiedermi cosa vivessi come un sacrificio e cosa come una scelta, inutile dire che la lista pendeva troppo per la prima voce. Mi sono fatta molto domande ed ho cercato le mie risposte finché non ho sentito che certe scelte le volevo fare, ero disposta a mettermi in gioco, a cambiare quel mio punto di vista, ho toccato con mano quei limiti oltre i quali, almeno oggi, non vogliono andare.

Non è un lavoro che si fa una volta nella vita e mai più, evolviamo, cambiamo.

Dal 2016 sono cambiata, ho più rughe e più capelli bianchi, mi sono disillusa da un lato e sono rimasta la solita visionaria dall’altro: cosa mi faceva andare avanti come un panzer nel 2016? Posso riprendere qualcosa di quegli anni nonostante tutti i cambiamenti?

Sono alcune delle domande che mi sono fatta e che appoggio qui: al di là del contesto credo possano rivelarsi uno spunto interessante.

È facile chiedersi ma com’è che prima questa cosa mi veniva più facile ed ora no?

Nel libro Murakami racconta come ad un certo punto non è mai più riuscito a scendere oltre un certo tempo durante le maratone e di come si sia dovuto rassegnare al corpo che invecchia e poco conta quanto ti alleni.

Sicuramente ci sono cose su cui non possiamo o vogliamo tornare indietro e chiedendomi come ero nel 2016 il mio scopo non era ripetermi in quel modo di agire, ma cercare dei punti in comune, se mai ce ne fossero stati, e le motivazioni che mi muovevano.

Sembra banale a dirsi, se non retorico, ma se non si ha chiaro il proprio obiettivo, non ha senso parlare di compromessi: in nome di cosa li fai? Per quale scopo?

Per questo anche i compromessi cambiano nel tempo, cambiamo noi e cambiano i nostri obiettivi, le nostre direzioni.

La misura di quanto tieni a qualcosa sta tutta in quanto sei dispostə a scendere a compromessi.

A distanza di qualche anno credo che questa frase continui ad avere senso, ma ritengo fondamentale comprendere bene cosa vuol dire scendere a compromessi.

Compromesso non vuol dire agire come fanno tuttə, in nome del se lo fanno tuttə funzionerà così8, ma chiedersi sto facendo questa scelta in modo consapevole?

Alla fine torniamo sempre all’argomento madre, alla base di tutto: quanto ci conosciamo?

Quanto ci amiamo? Quanto siamo consapevoli del nostro valore, della nostra forza? E quanto abbiamo chiaro il perché stiamo percorrendo questa strada?

Non posso rispondere io per te, posso solo appoggiare qui questa sequenza infinita di domande. Il percorso è sempre personale, puoi decidere di farlo in compagnia di unə professionista o da solə, ma alla fine le risposte le devi trovare tu.

Il tutto sta in come te la vivi.

Altra frase coniata di recente9 in risposta a questo lungo ragionamento: ho una scelta da fare, un punto di vista da cambiare, un pregiudizio da abbattere, mi chiedo come me la vivo. Se la risposta è male lo metto sotto la voce sacrificio e ci torno su a mente più riposata.

Credo sia abbastanza chiaro da quanto ho scritto finora che non credo nei sacrificio, ma piuttosto nella felicità condivisa: se io sto bene anche il mio ambiente starà bene e non sarà necessario fare sacrifici.

Il discorso è molto più complesso di così, il mio pensiero è ovviamente influenzato dalla mia fede e dalla mia esperienza personale. Capita di doversi mettere da parte, temporaneamente, per affrontare un’emergenza, una situazione imprevista.

Quanto voglio farlo? Qualcunə mi ha chiesto di farlo o sto agendo sulla base di quello che penso si aspettino da me? E nel caso perché tutto mi condiziona così tanto?

Il discorso è complesso, quasi da psicoterapia, si parla anche di dinamiche familiari, relazioni, di condizionamenti e di aspettative. Non penso di esaurirlo con questo articolo. È solo un punto di vista, un punto di partenza.

Il mondo non è bianco e nero, esistono un sacco di colori e tantissime sfumature. Per questo bisogna imparare a conoscersi molto bene e, non a caso, all’inizio di questo articolo parlavo di saggezza.


  1. Il Buddismo è una religione con buona pace di chi afferma il contrario. ↩︎
  2. Come del resto tutto l’articolo e in generale tutto il Blog. ↩︎
  3. Fonte Wikipedia: De lana caprina (trad. «sulla lana caprina») è una locuzione latina.
    L’espressione è utilizzata in riferimento a qualcosa di cui si parla per evidenziare l’inutilità o la superfluità del discorrerne, poiché priva d’importanza o di attinenza all’argomento della discussione. Viene citata da Quinto Orazio Flacco nelle sue Epistulæ, considerando che la lana della capra era ritenuta scadente e di basso valore. Nonostante i celebrati mohair e cashmere siano lane di capra, questi ultimi erano fibre tessili esotiche o esterne al mondo romano. ↩︎
  4. Cosa che poi mi sono decisa a fare. ↩︎
  5. Decisamente mi faccio un sacco di domande, per fortuna così ho sempre argomenti su cui scrivere:-) ↩︎
  6. Non il solito libro di Murakami e si capisce già dal titolo. ↩︎
  7. Se quest’ultima manca direi che questo problema dei compromessi non si pone. Ce ne sono altri, mi permetto di affermare, più gravi. ↩︎
  8. Senza contare che è dimostrato che l’agire della massa non è sempre quello corretto, ma spesso è quello più facile e comodo. Non ho studi sotto mano, sono cose che ho letto nel tempo, ma sono sicura che con un po’ di pazienza ed una ricerca approfondita in rete potresti scoprire cose interessanti. ↩︎
  9. Nulla di originale e sicuramente non sono la prima a dirlo. ↩︎

Grazie per il tuo tempo. Scrivo per allenarci insieme a una visione generativa, senza giudizio né performatività. Questo spazio serve a spostare lo sguardo e riconoscersi nella complessità. Se vuoi continuare a leggermi, iscriviti a Ohibò Newsletter. Senza fretta e senza fronzoli.

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