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Una coperta troppo corta

Sono tornata senza essere tornata.

Avevo anche già scritto un articolo che cominciava così, ma internet in Associazione non andava, lo scazzo era alle stelle, neanche lo riletto che sto riscrivendo tutto. Stamattina sono anche andata dalla psicologa.

Ci vediamo tutte le settimana da fine gennaio e a quanto pare abbiamo fatto un ottimo lavoro, tanto che mi ha proposto di passare a due incontri al mese, non ero preparata.

Non mi riconosco più, non so dove sto andando eppure sembra che non sia così.

Mi è tornato in mente un vecchio discorso con un’amica che al mio “non so più chi sono” mi aveva risposto “è un’ottima cosa, stai espandendo i tuoi confini”. Ci penso spesso in questi giorni a quello scambio, mi sento come se stessi cercando di coprirmi con una coperta troppo corta.

Il viaggio in bici è andato molto oltre quello che immaginavo, non tanto per l’itinerario, piuttosto su quanto sono stata in compagnia di me stessa.

È stato il primo viaggio dopo 9 anni, è stato il primo senza “uno scopo”, nessun corso o amicə che mi aspettava.

Come capita spesso, non mi sono resa conto di cosa stessi vivendo mentre mi attraversava. Ora ogni volta che qualcunə mi chiede come è andata, aggiungo pezzi.

Sono partita che la rete in Associazione non andava e sono tornata che la situazione era sempre la stessa. Mi sono domandata se sono così dipendente dal web, eppure in viaggio non me ne fregava molto, sono stata fuori dal mondo per giorni e anche adesso sto aprendo pochissimo i social. Mi sento da un’altra parte.

Eppure senza rete mi è impossibile lavorare o forse è solo questione di abitudine.

Non sono affatto concentrata. Ho passato tutta la mattinata a picchiarmi per far funzionare le cose e, quando finalmente ce l’ho fatta, è arrivata l’ora del corso di pittura. Ho gente che mi cammina intorno e la mia testa pensa solo che stasera non ho voglia di andare al pub.

La fatica che sto facendo a riprendere il filo e quanto non sopporto questo modo di dire, sto cercando di eliminarlo dal mio linguaggio. Ma sono qui che cerco di tornare ad una routine che, in realtà, è inesistente, sospesa tra la ricerca della nuova casa e gli arretrati. E quando provo a stare nel mio presente, quando cerco di concentrarmi solo sul qui e ora, senza proiettarmi avanti o indietro, non mi riconosco.

La mia amica direbbe che mi espando, non so, non sono certa d niente, tranne del mal di testa che da giorni mi fa compagnia insieme al raffreddore.

Ho riscritto tutto nella speranza di non essere troppo melensa o pessimista, ma credo di aver fallito miseramente. Come si suol dire, è importante tirare fuori.

I primi giorni di viaggio lo scazzo era alle stelle: la pioggia, le tappe troppo ambiziose, io fuori allenamento. Poi è arrivata un’illuminazione parziale: perché combatto ogni cosa che accade invece di lasciarmi attraversare?

Nulla di nuovo sotto il sole, ma sempre nuovo per quanto sia difficile mettere in pratica.

Per la pioggia non potevo farci niente, per le tappe ambiziose ho scelto qualche treno di più e che ero fuori allenamento lo sapevo, ma poi che fretta avevo? Mi sono risposta molte volte che il problema è prenotare in anticipo per la notte, l’ansia del check in e non escludo che sia una possibilità

Ma il giorno del rientro non avevo check in né orari da rispettare, eppure quell’inquietudine mi ha accompagnato per buona parte della giornata. La stessa che mi fa dire che voglio stare qui ma anche altrove, la stessa che non ha riconosciuto casa appena varcata la soglia. Una sensazione stranissima.

Questi giorni con me mi hanno cambiato in modi imprevisti e profondi, credo che comprenderò solo tra molto tempo, come è capitato in passato.

Ora sento solo di dover respirare, uscire da questo affanno che mi accompagna da tempo Ora sono qui, sono tornata per dei motivi precisi, è giusto che provi a realizzare i miei sogni e chissà dove mi porteranno.

Alla fine è proprio di loro, dei miei sogni, che ho paura e i problemi tecnici in Associazione mi hanno protetto per qualche giorno, ma le scuse sono finite, purtroppo il mal di testa perdura.

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