Vai al contenuto

Unire i puntini

Prima di Natale sono dovuta correre a Genova per un problema familiare, ho dovuto interrompere tutto quello che avevo in ballo, lasciare in sospeso la mia vita per cinque giorni ed occuparmi dei miei genitori. Tutto si è risolto per fortuna e mi sono ritrovata a prendere consapevolezza che, per quanto autonomi, stanno invecchiando e a vederli improvvisamente in modo diverso.

Tutte esperienze che lasciano il segno su una qualsiasi vita e un qualsiasi cervello neurotipico: su uno Adhd è un vero e proprio shock, dal quale non so se mi sono ancora ripresa, ma l’Epifania tutte le feste si porta via, si dice così, giusto?

Indipendentemente dal fermarsi o continuare a lavorare, ho sempre pensato che il periodo delle feste natalizie, al pari di quelle estive, abba un ritmo proprio: si iniziano a rimandare impegni e scadenze, tutto viaggia più lento, quasi tutto è concesso in questo fuso orario festivo.

Avrei preferito lavorare piuttosto che interrompermi così bruscamente, perché riprendermi non è mai facile. Tornata a casa poco prima di Capodanno avevo letteralmente la nebbia nel cervello, non riuscivo a pensare: mi sono limitata a dormire e a godermi solitudine e silenzio. Avrei voluto portarmi avanti con i tanti progetti avviati a fine anno, invece sono qui che cerco di scrivere per togliermi le ultime ragnatele dalla testa e mi chiedo da dove riprendere il filo.

Cerco di scrivere è l’espressione giusta, perché non sono sicura che questa roba abbia reale significato, ma in fondo scrivere è un atto egoistico che tento di trasformare in qualcosa di collettivo perché, a dirla tutta, sapere che in questo momento da qualche parte potrebbe esserci qualcunə nella mia stessa situazione, mi fa sentire meno stupida.

Una mia amica mi ha chiesto come ho fatto a rimanere così lucida tra mamma all’ospedale e mio padre un po’ (tanto) agitato (se glielo chiedete ovviamente negherà): non ne ho la più pallida idea.

Nel cercare una risposta mi è tornato in mente l’esaurimento del 2015, dove lavoravo senza perdere un colpo e piangevo contemporaneamente: su più di 200 mq di stampa ne avevo dimenticato solo un centesimo, io stessa non mi capacitavo di tanta lucidità. Credo sia un modo per rimanere a galla, la mia psicologa dell’epoca mi aveva detto che era una reazione normale, è il bisogno di mantenere il controllo a prendere il sopravvento, sentire che riesci a far funzionare almeno un aspetto della vita.

A Genova non mi è sembrato affatto di essere lucida: mi sono concentrata sulle cose più urgenti mentre la mia testa era sempre più annebbiata.

Ma come insegna Pollyanna c’è sempre una nota positiva: ho ripreso a disegnare, ritirato fuori pennarelli e pennelli, una nuova collezione è nella mia testa che cerca la strada per uscire, sto seriamente pensando di aprirmi alle commissioni (cosa che non ho mai fatto in dieci anni) ed ho finito il mese esperimento di Happy sui social.

Su quest’ultimo voglio scriverne a parte perché è stata un’esperienza straordinaria, molto al di là di quello che io stessa immaginavo (ho peccato non poco di arroganza).

Come al solito non so come chiudere. Come detto avevo bisogno egoisticamente di scrivere, questo blog è soprattutto un diario personale e questo passaggio lo voglio fermare: il Capodanno è una delle ricorrenze buddiste più importanti, questo 2024 in particolar modo vuole essere l’anno della svolta, quella concreta, che chiunque intorno a me possa vedere.

Non per senso di rivalsa, non per dire alle altre persone che ce l’ho fatta, ma per dimostrare che chiunque può realizzare l’impossibile, per ricordare che ogni persona è perfettamente dotata, che non c’è nulla di straordinario nel realizzare una vita felice, ma solo un grandissimo impegno.

Non voglio cadere nel luogo comune volere è potere, è un argomento complesso, pieno di sfumature, fin troppo banalizzato, ma di una cosa sono certa: tutto parte da noi, siamo noi з protagonistз della nostra vita, non possiamo aspettarci che le cose ci piovano in testa. Su questo argomento ci ritorno perché le sento già le voci del in questo paese il merito non esiste, sei solo un’idealista, senza raccomandazioni non vai da nessuna parte, giusto per fare qualche esempio.

Ecco perché parlavo dell’anno della svolta per smontare nei fatti (e non solo a parole) tutti questi luoghi comuni, senza scadere nella retorica del sacrificio.

Ora apro Notion, mi tocca proprio ripartire da lì, da riscrivere tutto il piano strategico, visto che non sono cambiate alcune cose, è cambiato tutto, mi piacerebbe dire che è la strada definitiva, che è l’ultima volta, ma credo che mentirei a me stessa e a chi mi legge. Per il momento è cambiato tutto e questo 2024 sarà l’anno in cui, parafrasando Steve Jobs, unirò i puntini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *