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Tracciare strade diverse

Oggi mi sono impelagata (chissà se è italiano) in un lavoro assurdo, che avevo letteralmente rimosso dal mio cervello ma che era da fare: la seo di questo spazio qui, ossia come dico a Google di cosa parlo e come posso farlo al meglio.

Non credo più molto alle strategie, l’ho visto sui motori di ricerca come sui social, a volte penso che certe tecniche funzionino solo perché sono seguite dalla massa, non c’è nessunə che si avventura per un’altra strada, che prova a metterle in discussione. In tutti i miei esperimenti comunicativi e di blogging una cosa l’ho ben chiara in testa: per infrangere le regole bisogna conoscerle.

Nell’ultimo periodo di seo ci capiscono poco anche з cosidettз espertз, tra з più onestз c’è chi ha affermato senza esitazione, e come unico consiglio, che bisogna aspettare e osservare. Da sempre si dice che conta la qualità del contenuto, da sempre ne dubito: in particolar modo con gli ultimi aggiornamenti sono tornate di moda quelle che chiamo strategie anni ‘80, ossia ripetere in continuazione le parole e frasi per cui ci si vuole posizionare, la tanto declamata seo semantica non mi sembra una realtà oppure lo scopo è proprio farci rincretinire sempre di più: frase questa che mi fa sembrare un po’ complottista me ne rendo conto, ma da quando ho di nuovo la tv (ho vissuto senza per 10 anni) vedo tutto sotto una luce diversa, soprattutto il potere della pubblicità e la narrazione romantica (e tossica) imperante, tra le serie tv più popolari, sulla famiglia e il lavoro.

Fare seo su questo blog è un casino perché scrivo così come stai leggendo, cercando di sovvertire ogni regola, andando controcorrente come i salmoni e a questo punto potrebbe sorgerti spontanea la domanda ma chi te l’ha chiesto? oppure la versione più magnanima potrebbe essere ma chi te lo fa fare.

Quando ho deciso di lasciare andare laciclistaignorante.it ed aprire questo nuovo spazio l’ho fatto con un obiettivo ben preciso: cambiare il mondo. Per farlo bisogna per forza agire diversamente, provare a tracciare nuove strade, nuove direzioni, non è detto siano quelle giuste, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

Ho scelto di iniziare dalla cosa che penso di saper fare meglio, scrivere, sperando che le mie parole arrivino a più persone possibili, e non perché io abbia ragione, non mi piace ragionare per torto e ragione, giusto e sbagliato (l’ho già detto e continuerò a ripeterlo perché è un punto fondamentale), piuttosto per seminare diversamente, lasciar andare un altro punto di vista, un po’ come la goccia che scava la roccia. Lo so, è un modo molto lento per cambiare il mondo, ma è il più duraturo, partire da dove si è per come si è, e fare al meglio di come si può ogni giorno, con i mezzi che si hanno.

Quindi sono qui, che bene o male devo sottostare a delle regole che non so quanto senso abbiano, decise da pochi colossi (nello specifico in Italia il monopolio è di Google): il compromesso fa parte della vita, l’ho imparato tardi ma alla fine l’ho capito anche io.

Quello che mi va ancora meno giù (oggi sono un po’ lamentosa) è rientrare nel calderone dei blog motivazionali e/o di crescita personale, non perché io non tratti sostanzialmente di questi argomenti, ma perché anche questi ambiti sono stati svuotati di significato e capitalizzati fino all’eccesso, così tanto che la fanno da padroni (il maschile è voluto) in pochi, con l’unica intenzione di fatturare. Non c’è nulla di male nel fatturare, nessunə vive d’aria, il punto è a che prezzo lo si fa.

Viviamo anche nell’epoca deз coach, la professione più inflazionata degli ultimi anni, etichetta che non obbliga ad alcun tipo di formazione (che la si faccia per entrare nel circolo dell’associazioni di categoria è un’altra storia) e ci sono coach per qualunque cosa e in qualunque ambito.

Ammetto che ho pensato più di una volta di diventarlo anche io, ma più approfondivo la materia meno mi ispiravano. Ovviamente quelle che stai leggendo sotto tutte considerazioni personali, dettate delle mie esperienze non sempre positive con certe categorie professionali, potrei avere torto.

La giornata dietro a questo lavoro è stata pesante ed ha lasciato molti dubbi. E ancora non ho risposto al ma chi te l’ha chiesto e ma chi te lo fa fare, nel caso fossero realmente questi i tuoi dubbi.

È vero non me l’ha chiesto nessunə, anche se questa è un’argomentazione che mi lascia sempre un po’ perplessa: a quanti dei siti online, blog, profili che consulti ogni giorno hai chiesto di esistere? Però sei felice che esistano.

Capita che l’azione sia la risposta ad una necessità sociale, che se non percepita chiaramente, è latente. Nonostante tutte le difficoltà continuo a credere che serva un modo diverso di essere e agire perché ne ho avuto riscontro in tante occasioni e qui arriva il ma chi te lo fa fare.

Sapere di aver fatto la differenza anche per una sola persona è una grande spinta all’azione e poi come dicevo, sono un salmone, seguo il mio istinto, ho provato per tanto tempo a zittirlo con l’unico risultato che non mi sentivo a mio agio con me stessa e stavo male.

Non so se la percezione che ho del web è solo mia o è realmente quel posto dove tuttз fanno leva sulle mancanze e bisogni altrui, che poi sono le regole del marketing, peccato che sono portate all’eccesso.

Preferisco puntare ad un altro tipo di comunicazione che è così diversa dal consueto che non so come riuscire a rispettare certe regole senza snaturarmi: avevo lo stesso problema con il vecchio blog, si salvava solo per i contenuti a tema bici, però non mi piaceva essere posizionata (e di conseguenza considerata autorevole) solo per quelli.

Ho sempre pensato che potesse essere l’amo con cui attirare lettrici e lettori ma non hai mai realmente funzionato: è complicato parlare di valore, nel senso vero del termine, in quest’epoca piena di fuffa, in generale comunicare è difficile ed è proprio questa difficoltà che mi convince ogni giorno che sia necessario provarci. Sarà una forma di masochismo?

Per quello dico di essere un salmone: so bene quanto lavoro c’è da fare, so anche che non è detto che vedrò mai la fine di questo viaggio, non è detto che ne goda i frutti, ma non posso fare a meno di percorrere questa strada.

Per carità non salvo vite, non sono spersa in chissà quale posto nel mondo a cercare di portare a casa la pelle, non voglio neanche fare la scena di quella che Mamma mia che compito… anche perché questo compito me lo sono scelta. Non si parla neanche di scelta, ma proprio di missione di vita, espressioni sempre difficili da utilizzare perché il timore di sembrare un’invasata è sempre presente. Ma per tracciare strade diverse bisogna trovare il coraggio dentro di sé ed il coraggio passa anche dall’usare le parole che descrivono meglio chi siamo e cosa pensiamo, senza preoccuparci delle reazioni altrui rimanendo sempre focalizzatз su quale causa stiamo seminando nel mondo.

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