Mi sono un po’ spaventata. Giovedì, mentre montavo l’audio della Newsletter, ho iniziato a sentirmi male ma, da brava testona, volevo finire.
Ho faticato a pedalare per rientrare a casa e mi sono dovuta sdraiare. Nel mentre ho dormito tantissimo, mi sono imposta di mangiare qualcosa e ieri non sono andata al pub, era impossibile stare in piedi.
Mi sono misurata la pressione, ho cercato di fare il punto dei pasti, non solo cosa avevo mangiato ma se avevo mangiato. In pratica non ho capito cosa è successo. Ovviamente non ho nessuna voglia di chiamare il dottore per una cosa del genere che nella mia testa si traduce con “non ti stai riposando abbastanza”.
In effetti sto navigando a vista, senza organizzarmi come si deve e, soprattutto, senza spazi di decompressione adeguati.
Non ho ancora staccato realmente da tutto, anzi sono riprese le attività in Associazione e sono sempre alla ricerca della casa. Martedì ero in tribunale per la separazione, insomma, dormo, mangio, ma non mi sto realmente occupando di me. E mi affanno, perché il pensiero costante dell’essere in ritardo è sempre in agguato.
E scrivo, per fortuna. Scrivere rimane l’azione più potente che conosca, per fare chiarezza, per sfogarmi, per ritrovarmi.
Stavo per scrivere “riprendere il filo” ma è uno di quei modi di dire che voglio abbandonare. Non c’è un filo da riprendere, ci sono io che devo tornare al centro della mia vita e al mio presente: quando sono in affanno o il mio corpo cede è il chiaro segnale che manca almeno una delle due, se non tutte e due.
Dei segnali ne ho parlato in uno scambio su Linkedin, di come, invece di osservarci, passiamo subito al volerci aggiustare: cedere, cadere, inciampare, perdersi valgono solo se possono diventare un post motivazionale altrimenti non hanno senso. Sono un po’ polemica, lo so benissimo ma, più passa il tempo (e invecchio), più le polarizzazioni mi stanno strette.
Tra un paio di settimane sarò in viaggio, senza essermi allenata per niente, sarà divertente al secondo giorno vedere il mio ginocchio destro partire per la tangente (sempre con me crema antinfiammatoria e ginocchiera). Pensavo di rimandare, sono ancora in tempo per spostare tutte le prenotazioni, ma non avrebbe senso, protrarrei solo questo senso di stanchezza che ho addosso, misto al desiderio di staccare da tutto.
Non parto per il Giro d’Italia, non ho un record da battere, voglio solo stare con me. Oggi l’ho detto a mia madre e mi ha ucciso un timpano con il suo solito “ma sei scema?”.
Non gradisce i miei viaggi in bici e, dopo tutto questo tempo, pensava avessi smesso. Mentre io non vedo l’ora di ricominciare.
Sono emozionata perché è la prima volta che faccio sia andata e ritorno in bici. In passato, causa lavoro dipendente e poco tempo, il ritorno era spesso in treno.
In ogni caso, credo proprio che qualche treno lo prenderò, ho creato un itinerario ambizioso. Volevo solo andare ad Assisi, il resto è nato a caso.
Mi hanno anche detto che quest’anno c’è qualche festa particolare da quelle parti, beccherò un sacco di casino?
Devo ancora fare le prove del bagaglio, mai viaggiato in bikepacking, e volevo levarmi del lavoro prima di partire per non avere l’ansia delle cose da fare.
Lo so che funziono strano, che riesco a fare in due ore quello che non faccio in settimane, dovrei proprio lasciarmi stare.
E dovrei farlo anche perché in sei mesi non ho mollato un attimo: ho affrontato la crisi e la separazione a testa alta, non mi sono lasciata andare (opzione che sul momento neanche ho preso in considerazione e, come dice la mia psicologa, per fortuna), mi sono trovata un altro lavoro, ho capito come portare avanti il mio e tagliato tutto quello che non mi rendeva felice. Perché mi stupisco ancora di essere un po’ stanca?
Ieri ho perso un sacco di tempo ed energie prima di avvertire che non andavo a lavorare. Non ho timore di perdere il lavoro o che qualcunə si giri male, faccio tutto da sola, per il senso del dovere e, soprattutto, per la mia incapacità di accettare i miei momenti no.
A ripensarci, giovedì è stata una giornata pienissima ed ho parlato con un sacco di persone per organizzare attività varie. Mi dimentico sempre quanto possa essere impegnativo con l’Adhd. Lo è a prescindere, figuriamoci con.
Ogni volta però mi sembra di cercare giustificazioni. Non mi lascio perdere, lo scrivo, lo dico, ho anche scritto una Newsletter su questo argomento, eppure l’attuazione pratica è ancora lontana.
Ora faccio un bel respiro profondo, chiudo tutto perché prima di andare al pub ho proprio voglia di leggere un po’ e poi in teoria dovrei parlare con il capo per alcune cose da organizzare, non so se ho la testa.
Ma che senso ha pubblicare questa roba? Me lo chiedo ogni volta, non sempre ho una risposta. A volte cerco un consiglio, nella maggior parte dei casi rimango convinta che la semplicità delle parole possa toccare le persone.
Nel marasma di pensieri forse qualcosa è di aiuto e, anche in caso contrario, non può fare del male.
Mi vengono in mente un sacco di frasi tipo “i blog personali non servono a niente” oppure “o crei un blog personale o professionale”. Ci diamo sempre un sacco di regole, posso dirlo stupide?
Adoro questo spazio proprio perché non ne rispetta quasi nessuna e i motori di ricerca vanno in pappa perché non capisco di cosa parlo. Per troppo tempo me ne sono preoccupata, ora mi diverte l’idea di lasciare una traccia diversa.
Forse ho un attacco di megalomania, me la tengo stretta visto che di solito mi do addosso pensando di non valere abbastanza.
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