Ho scritto Racconto Metafisico nel 2014, è rimasto chiuso nel cassetto per un po’, avevo già provato a pubblicarlo ma, non so spiegare il motivo, ho levato tutto. Ora è arrivato il momento di ributtarlo fuori, in una nuova edizione aggiornata, sia in versione scritta (qui sul Blog) che audio (su Ohibò Podcast).
Esce a puntate perché credo che serva spazio per viverlo appieno ma non voglio spiegare oltre: Racconto Metafisico nasce da un’esperienza personale e diventa circolare, è un gioco di specchi che riflette e moltiplica punti di vista, un viaggio nel viaggio, dove ognunə compie il suo, personale e unico.
Buona lettura e se hai piacere di dirmi cosa ne pensi puoi usare i commenti o raggiungermi sul Canale Telegram. Grazie.
Si stupiva sempre di quello spettacolo. Ogni volta che passava davanti la finestra del secondo piano rimaneva incantata, tutto quello che osservava era opera sua. Ogni volta si domandava come avesse fatto e tutte le volte non trovava risposta.
Quel cammino era appena cominciato. Sette anni, si ripeteva, ed è solo l’inizio.
Assorta nei suoi pensieri, fissava la rosa gialla e quella rosa, le loro sfumature. Le distingueva chiaramente anche da così distante, come distingueva chiaramente ogni angolo del parco, ogni più piccola foglia, ogni sfumatura di verde, rosso, blu, viola, giallo, ogni colore del mondo. Quel parco racchiudeva tutto, chi aveva avuto il privilegio di viverlo era rimasto incantato. Lei per prima.
“Dobbiamo andare. Avrai modo di osservarlo ancora, nessunə lo porterà via o lo rovinerà, stai tranquilla. Ma ora dobbiamo proprio andare, abbiamo un compito da svolgere.”
“Sicuro che nessunə lo rovinerà? Non ne sono più così convinta.”
“Lo sai, lo sai bene. Questo parco è inattaccabile, nessun inverno potrà abbatterlo. Lo sai, ne hai già avuto prova.”
Quelle parole le rimasero impresse in testa, mentre la sorprese una fitta al cuore. Rebecca non ne era poi così sicura, non più, non in quel momento.
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