Di seguito il primissimo articolo del vecchio blog de La Ciclista Ignorante (il papà di questo), scritto il 15 dicembre 2016: era l’inizio di un tutto che non avrei mai immaginato.
Il blog, la ciclofficina, il trasloco e il cambio di vita. All’epoca volevo solo scrivere quello che in rete non si trovava, per chi come me pedalava in città e cercava di orientarsi tra mobilità e corpo.
Da quell’articolo ad oggi ne sono passati tanti altri, molti aggiornati, tantissimi eliminati, insieme ad un cambio di dominio e a una diversa prospettiva.
Il punto in comune in questo viaggio resta la consapevolezza di non sapere (ignorante non a caso), il desiderio di studiare e di condividere per incoraggiare e sostenere chi passa di qua.
Nota di autrice: ho iniziato ad usare lo schwa nel 2018 ma, ogni volta che mi rileggo, è più forte di me correggere almeno questo aspetto. Il resto è rimasto pressoché identico, ovvero scritto non benissimo.
Buona lettura.
Panico. Sabato parteciperò al corso avanzato di ciclomeccanica e sono in panico. È il terzo corso che frequento, il secondo di ciclomeccanica ed ho l’ansia di essere, come sempre, l’unica donna del corso. Mi sono arrivate le slide con gli argomenti e l’email di presentazione e non ho capito niente. Mentre per quello base ancora qualcosa capivo, di questo mi sfugge l’esistenza di quasi tutti i pezzi elencati.
E poi sono in panico per questo blog, che sta lì, offline. Ho studiato e sto studiando un sacco come si realizza un blog, come si comunica o si dovrebbe comunicare, cosa significa creare un blog di successo etc etc etc e bla bla bla e tutto questo studio mi ha solo bloccato.
È vero, al contrario degli altri miei blog, che sono sempre stati un insieme di pensieri condivisi un po’ a caso, diari buttati online, vorrei che questo funzionasse, che avesse successo, ma se non comincio non potrò mai sapere che cosa può succedere, indipendentemente da tutti i perfezionamenti tecnici che si renderanno necessari piano piano, imparando cose sempre nuove.
Vorrei avesse successo, non in senso di fama personale, anche se non posso negare che essere seguita e apprezzata online non mi dispiace.
Successo nel senso di condivisione.
Vorrei, tra queste pagine, condividere la mia esperienza di ciclista urbana (da poco più di due anni), che usa una bici tecnicamente sbagliata e che sta imparando a viaggiare proprio grazie alla bicicletta.
Condivido perché la mia esperienza può essere utile a qualcunə che vuole cominciare o che già pedala ma non sa se è meglio una cosa piuttosto che l’altra: in fondo tuttə noi ormai, prima di fare qualsiasi cosa, cerchiamo informazioni in rete.
L’ho fatto anche io all’inizio e ammetto di aver trovato ben poco, soprattutto da un punto di vista femminile.
Tra queste pagine scriverò di viaggi, di abbigliamento, di alimentazione, di ciclomeccanica, di libri, di app, di biciclette e di tutto quello che la bici, ogni giorno, mi permette di imparare e conoscere. E lo farò da ignorante (Socrate docet).
Metto al servizio di chiunque passerà di qui la mia conoscenza attuale e in divenire.
Venerdì vado a Peschiera del Garda, sabato (per tutto il giorno) ho il corso e domenica rientro. Prendere il treno con la bici a seguito mi scoccia, troppi disservizi, è la parte del viaggio che mi rompe di più. Ma poi arrivo sul lago, il Garda, che amo follemente, dove ho vissuto la mia prima vacanza in bicicletta.
Scriverò anche di questa avventura, degli errori di questa avventura (non solo). Ed ovviamente scriverò anche di come andrà il corso. Perché faccio dei corsi? Racconterò anche di queste cose e molte altre.
Per il momento passo e chiudo. Vado a farmi passare il panico e mi preparo alla partenza. In tutti i sensi.
Grazie per il tuo tempo. Scrivo per allenarci insieme a una visione generativa, senza giudizio né performatività. Questo spazio serve a spostare lo sguardo e riconoscersi nella complessità. Se vuoi continuare a leggermi, iscriviti a Ohibò Newsletter. Senza fretta e senza fronzoli.
