“Grazie” è un’espressione capace di produrre miracolosi cambiamenti. Ci sentiamo bene quando la pronunciamo, e ci sentiamo bene quando la udiamo. Ogni giorno, dalla mattina alla sera, dico continuamente: “Grazie”. Quando visito altri paesi, è la sola espressione che imparo e uso ogni volta, che sia “thank you”, “merci”, “danke”, “gracias”, “spasibo” o “xie-xie”. Io esprimo i miei ringraziamenti con profonda sincerità, guardando l’altra persona negli occhi mentre parlo.
Daisaku Ikeda
Quando pronunciamo o udiamo la parola “grazie” il cuore lascia cadere le difese e noi comunichiamo a un livello più profondo. “Grazie” è l’essenza della nonviolenza. Contiene il rispetto per l’altra persona, umiltà, e una profonda affermazione della vita. Possiede un ottimismo positivo, leggero e dinamico. Possiede forza. Una persona che sa sinceramente dire grazie ha uno spirito sano e vitale; ogni volta che lo diciamo il nostro cuore brilla e la nostra forza vitale emerge potente dalle profondità del nostro essere.
La gratitudine è uno dei principi fondamentali del Buddismo laico di Nichiren Daishonin ma, volendo rimanere su un terreno ancora più laico, la gratitudine è un segno di rispetto.
Sulla parola grazie ne ho sentite tante. Secondo alcuni principi della pnl non bisogna dire grazie, è un segno di debolezza. In merito a questo punto di vista ho letto moltissime spiegazioni e nessuna mi ha convinto.
Per altre persone invece provare gratitudine per cose che ci sono dovute non ha senso, è al pari di chiedere il permesso di esistere. Questa posizione non la condivido ma la comprendo di più: se come donna vedo rispettati i miei diritti non dovrei essere grata perché non mi si sta facendo un favore, ma si stanno rispettando i miei diritti, è un atto dovuto.
Considero la gratitudine il sentimento più potente che esista.
Anche più potente dell’amore. E prima di decidermi a scrivere queste righe ho studiato molto ed ho cercato di comprendere i punti di vista differenti dal mio: non vedo la gratitudine come segno di debolezza, ad esempio dire a qualcunə Grazie per il tuo tempo non vuol dire essere debolə, piuttosto significa riconoscere il valore del tempo altrui.
Dire Grazie vuol dire riconoscere il valore di chi abbiamo intorno e della vita stessa. Per come la penso io non c’è niente di dovuto in questo e neanche di debole.
Piuttosto credo che serva immensa forza e che tutte queste argomentazioni siano dei muri che le persone ergono per i più disparati motivi.
Scrivo perché volevo essere sicura che sentissi tutta la potenza del mio Grazie. Quando lo scrivo (o lo dico) non è una parola messa lì a caso, per dovere o forma di cortesia, ma una scelta, come ogni singola parola che uso.
Grazie a te che mi leggi/ascolti/segui da sempre e a te che passi di qua per caso, grazie veramente a tuttə perché ogni forma di apprezzamento e di dissenso mi ha aiutato a crescere, aprire la mente, migliorare, mi ha insegnato a mettermi in discussione e mi ha permesso di essere la persona che sono oggi.
So che può sembrare vuota retorica, mi auguro sinceramente di riuscire a trasmetterti il profondo intento di queste parole.
La gratitudine è un sentimento potente, apre la vita, regala forza, coraggio e determinazione.
Non lesinare i tuoi Grazie a chiunque siano destinati, non lesinarli neanche verso te stessə e non ti preoccupare minimamente della reazione, a volte sarà bellissima, altre volte pessima. È oltre ogni tua intenzione e non ha senso occuparsene.
Non interpretare questo discorso solo sotto la lente della pratica buddista, dire Grazie è un concetto universale, che trascende la fede e la cultura. Come per ogni mio contenuto, il mio intento è il confronto, un punto di partenza per una riflessione più ampia, tua, personale e se vorrai rendermi partecipe ne sarà solo che felice e grata: puoi scrivermi direttamente o raggiungermi sul Canale Telegram.
Se leggendomi hai pensato a qualcunə non esitare: ringrazia con tutta la tua forza e il tuo coraggio e se lo ritieni utile condividi.
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