A dire il vero non ricordo perché ho segnato sul piano editoriale di scrivere di questo argomento, anche perché ora come ora la risposta è all’incirca non lo so.
Se si ragiona da un punto di vista della seo e del posizionamento, al netto di tutte le dichiarazioni fatte da Google1 e da varə altrə espertə, siamo tornatə agli anni ‘80 con l’aggravante dell’intelligenza artificiale.
Gli anni ‘80, come li chiamo io, sono quel periodo storico in cui bastava inserire le parole chiave nel testo, a caso, ripetute senza senso, e venivi posizionatə dai motori di ricerca. In più oggi c’è Gemini, l’intelligenza artificiale di Google, che riassume attingendo dai vari siti.
Poco importa se la risposta è imprecisa o, addirittura, errata, se già le persone non andavano oltre la prima pagina, oltre il terzo risultato – spesso senza riconoscere quello sponsorizzato da quello organico – ora è ancora peggio.
Sulla base di queste considerazioni, tenere un blog nel 2025 non trova molto senso, a meno che non si cambi il modo di osservare e aprire un blog non diventa solo l’ennesimo modo per vendere pubblicità.
Come tutti i prodotti digitali anche i blog hanno avuto il loro momento d’oro2, nati come spazio dove poter far sentire la propria voce e poi, ormai ben posizionati dai motori di ricerca, trasformati in fattura soldi grazie agli spazi pubblicitari.
Io sono arrivata dopo, intorno al 2016. Avevo provato anche prima con vari esperimenti3, ma quello è l’anno in cui ho creato La Ciclista Ignorante e per la prima volta volevo che funzionasse, sul serio, volevo essere trovata online su determinati argomenti e far sentire la mia voce.
Ovviamente già nel 2016 si sentivano frasi del tipo i blog sono morti e si vedevano una quantità di post chilometrici e strutturati, pubblicati su Facebook: nella mia totale ignoranza già allora pensavo quanto spreco.
Come lo ritrovi un contenuto su un social? All’inizio neanche potevi salvarli. Ma poi perché scrivere, argomentando in modo approfondito, su una piattaforma che per sua natura viaggia veloce? Oltre alla scomodità pratica per via degli spazi ridotti. Per non parlare poi di quando si è passati dall’ordine cronologico dei post all’ordine deciso in base agli interessi4.
Ho sempre pensato che online uno spazio proprio fosse fondamentale.
Dipendere da una piattaforma su cui non hai alcun controllo, dove puoi vederti rubato o sospeso l’account da un giorno all’altro, investire solo lì tempo ed energie, è come ripararsi dalla pioggia con l’ombrello di qualcun’altrə, devi sperare che non se ne vada mai o ti bagnerai5.
Ma che differenza c’è tra un sito e un blog? In fondo uno spazio proprio online è anche un sito, uno vetrina dove le persone possono trovare informazioni e contatti.
E sarebbe già un immenso risultato per tantissime attività, che rimandano le persone sulla pagina Facebook, dando per scontato che chiunque abbia un profilo attivo6.
Al contrario del sito, che ha una serie di pagine statiche, che possono essere più o meno aggiornate nel tempo, il blog è la parte viva e dinamica, è l’insieme di articoli (come questo) scritti su vari temi, inerenti la propria attività e per i quali si vuole essere riconosciutə come autorevoli.
Tenere un blog è un mazzo pazzesco e, con tutte le limitazioni indicate prima, è un modo per dire ai motori di ricerca che ci sei, sei attivə nel tuo campo ed è un modo per creare quella relazione di fiducia tra te e chi ti segue.
E per avere un blog devi averne voglia e/o i mezzi. Mi spiego.
Come detto i contenuti sui social sono persi perché sei ospite su una piattaforma di cui non hai alcun controllo ma, al contrario, ne subisci le dinamiche. Avere uno spazio, un archivio vivo di quello che crei, è per lo meno una cosa furba che ti permette, a livello di strategia di marketing, di intercettare tutte quelle persone che i social non li vogliono usare (esistono).
Personalmente ho una visione artigianale del blog: tutto quello che vedi su questo, ad esempio, è scritto da me, Adriana, revisionato dalla mia fantastica editor, Federica, un lavoro a quattro mani che va avanti da quasi 10 anni. Ho avuto fasi più prolifiche, altre in cui il lavoro offline mi occupava ogni neurone ma, a titolo personale, credo che sia la cosa più bella che io abbia mai creato.
È al tempo stesso un diario di viaggio e un archivio, invece di cercare contenuti sulle piattaforme, quando ho l’occasione condivido link direttamente da qui. Se domani Meta chiudesse7 a me cambierebbe poco e niente.
E questo credo sia il vero motivo per cui tenere un blog: essere indipendenti.
A questo tipo di affermazioni la risposta è sempre ma figurati se chiude. Non lo so, forse è un ipotesi molto remota, lo è molto meno che diventi sul serio a pagamento, ad esempio.
Sono una persona che ama arrivare preparata e non rispondere in emergenza solo se capita il disastro, come è successo per tantə durante la pandemia. Era sicuramente una situazione più estrema ma dovrebbe farci capire che, quando si può, ragionare con un po’ di lungimiranza è solo un vantaggio.
E tornando a monte del discorso, per avere un blog devi averne voglia e/o i mezzi.
Se ti piace scrivere, ma anche registrare, devi trovare la voglia e il tempo8 e se già lo fai per i social il mio consiglio spassionato è di registrare fuori dalla piattaforma, in modo da avere sempre il materiale in locale e potertelo gestire come credi e dove vuoi.
Se non ti piace scrivere ma hai i mezzi puoi anche decidere di appaltare il lavoro. Sono tante le persone più brave a spiegare a voce che per scritto: mio padre è un bravissimo fotografo ma non è in grado di insegnare, le cose le sa e basta9.
Per questo esistono ə copywriter, scrittori e scrittrici conto terzi per dirla terra terra: è una figura professionale che è sempre esistita ma, come è capitato per tante altre, con l’aumento esponenziale del mondo digitale, ha ampliato la sua portata d’azione e non è più relegata all’interno delle agenzie pubblicitarie.
Puoi avere gli argomenti, puoi saperne a chili della tua materia e farla scrivere a qualcun’altrə per creare il tuo blog.
Come dicevo, ho una visione artigianale e mi piace curare tutto in prima persona, anche la parte tecnica, ma siamo tutte persone diverse: piuttosto che rimanere vincolatə ai social, facci un pensiero. Per l’appunto servono i mezzi.
Quando ho deciso di scrivere questo articolo ho chiesto un po’ in giro quali potevano essere i dubbi sull’aprire e curare un blog. Sono state tante le domande più tecniche, ad esempio sulla lunghezza degli articoli, sulla gestione delle foto e sulla seo ma, come spesso capita, ci si attacca ai tecnicismi quando non si hanno le idee chiare a monte, ovvero se ha senso nell’epoca attuale avere un blog.
Da quanto ha scritto finora la mia posizione è piuttosto evidente: per me la risposta è sì. Sono cambiate molte cose tecnicamente e lato seo, e l’arrivo dell’intelligenza artificiale ha modificato gli equilibri in modo radicale.
Se si ragiona solo dal punto di vista del guadagnare direttamente dal posizionamento, ovvero riempire il proprio blog di pubblicità, tanto vale rinunciare10.
Ma se si è percepita l’importanza di avere un proprio spazio, interiorizzando l’idea che sui social siamo in affitto e nulla è nostro, allora rimane solo da decidere come farlo questo blog, anche dimenticando molte delle dinamiche acquisite proprio dai social. Ad esempio non è necessario pubblicare tutti i giorni, anche Google ha il suo algoritmo ma più che puntare a quello, ricordiamoci che un blog è lo spazio dove invitare le persone in modo diretto.
Online esistono miliardi di articoli tecnici su come realizzare o meno un blog, mentre finisco di scrivere questo non so ancora se mi addentrerò nella stesura di qualcosa di analogo11.
Prima di chiudere però rispondo ad una domanda che mi è arrivata tra le altre e che mi ha particolarmente compito.
“Ma qualcunə li legge ancora gli articoli di blog?”
Tuttə li leggiamo, ogni volta che facciamo una ricerca, intelligenza artificiale compresa: tutte le informazioni online derivano da blog, personali e professionali, testate giornalistiche e no.
Se scrivi un blog con l’idea di diventare famosə non è più l’epoca, ormai il web è saturo e sarebbe ipocrita negarlo. Se lo scrivi con l’idea di coltivare un tuo spazio dove invitare le persone, lontano da algoritmi e regole altrui, allora ha ancora senso.
Può diventare il tuo migliore biglietto da visita, il diario del tuo percorso personale e professionale, al di là delle mode. In un mondo veloce come quello digitale, il blog diventa un punto fermo, che funziona nel tempo: un articolo resta rintracciabile e utile anche a distanza di anni.
Ma non sono qui per convincerti ad ogni costo a creare un blog, quello a cui tengo, ancora una volta, è che tu sia consapevole delle tue scelte qualsiasi esse siano. So che è un mazzo tenere un blog, so che è un mazzo gestire la propria identità digitale, prendi le tue decisione sulla base del tuo guadagno ma non fermarti alla fatica, perché la pigrizia è una pessima consigliera e potresti trovarti vincolatə a meccanismi costosi, anche in termini economici, e che, sul lungo tempo, non rendono come pensavi.
E grazie di aver letto fin qui. Per domande e curiosità o se vuoi dire la tua puoi usare i commenti qui sotto, raggiungermi sul Canale Telegram o scrivermi direttamente.
Buon proseguimento, buona fine, buon inizio, buona vita, buon tutto!
- Per l’Italia scrivere motori di ricerca e scrivere Google è la stessa cosa, rimane ancora quello più usato al di là di tutte le considerazioni etiche. ↩︎
- Da una rapida ricerca in rete risulta essere i primi anni 2000, fino al 2007 con l’arrivo di Facebook. ↩︎
- In questa fase nostalgica mi viene sempre in mente Splinder. ↩︎
- Per lo meno questa la scusa ufficiale delle varie piattaforme. ↩︎
- La metafora non è mia, l’ho sentita di recente da qualche parte e non ricordo dove. E, tornando all’argomento, si è visto quando Meta ha deciso che la spunta blu andava pagata, ad esempio. ↩︎
- Non è così: sono tantissime le persone che si allontano dai social. Io stessa ho tenuto chiuso il mio account Facebook per parecchio tempo, finché non ho dovuto riaprirlo per lavoro ma, appunto, non l’ho mai riaperto per cercare informazioni su un’attività, ho deviato su chi era online in altro modo. ↩︎
- Lo ammetto, festeggerei se il sistema si rompesse, non tanto per ə creator, ma per la multinazionale. ↩︎
- Non entro nel merito dei tecnicismi vari, in questo articolo si parla di senso e significato. Ma, ad esempio, anche qui trovi caricate in locale delle puntate del Podcast e, siccome non tuttə usano Spotify, mando le persone direttamente sul Blog. È anche una strategia per farli entrare in casa propria e chissà che non trovino altro che li interessa. Magari ci scrivo un altro articolo, se ti interessa scrivimi. ↩︎
- Riporto cose che lui dice di sé stesso. ↩︎
- A titolo personale è un modo di ragionare che mi fa schifo ed è quello che ha contribuito nel tempo a rendere il web il posto di cui siamo capaci di lamentarci senza renderci conto della nostra responsabilità in merito. ↩︎
- Anche se ammetto molti non mi piacciono, scritti più per la seo e per l’affiliazione che per le persone, ma riconoscono di essere giudicante. ↩︎
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