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Parliamo di produttività tossica

Stamattina guardando il mare ragionavo su un sacco di cose, tra cui su come riconoscere la produttività tossica.

Oggi ero lanciatissima nel fare un sacco di cose ma una brutta notizia a fine mattinata mi ha fregato e nel pomeriggio l’unica cosa che ho fatto è stato stendermi per dormire un po’ e spegnere il cervello. Ci si potrebbe chiedere che senso ha alzarsi alle 4.30 del mattino se poi il pomeriggio crollo e non concludo niente, per lo meno io me lo sono domandato e mi sono anche data una risposta, non pretendo sia giusta ma per me ha una sua logica.

Marinella di Sarzana, sette e mezza del mattino, io, il mare e i gabbiani. Inizia la stagione in cui non c’è nessuno in giro, tranne chi ha il cane e qualche pescatore. Oggi non è mare per pescare, c’è mareggiata, di quelle belle che è un piacere da osservare e che non fa danni sulla terra.

Il cielo è nuvolo, si sta veramente bene e dovrò felicemente tirare fuori la maglia a maniche lunghe, solo con l’antivento e la maglia a maniche corte stamattina ho freddo. Mi ero portata l’asciugamano per sedermi e fare colazione con calma, ma non mi fido molto dei gabbiani, al momento intenti a curiosare nel mare, però non si sa mai.

In questi giorni ho riflettuto non molto, di più, su in che direzione andare. Sto perdendo seguito un po’ ovunque, l’avevo messo in conto ma non avevo messo in conto che sarei stata così in crisi sulla creazione di alcuni tipi di contenuti: vorrei parlarne bene, con cognizione di causa, avere il tempo di studiare molto di più, ho sempre il timore di essere approssimativa. Poi apro i social e mi domando se forse non sono un po’ tanto severa con me stessa.

Da sempre ho cercato di impostare i miei contenuti come domande aperte e inizio, o meglio, ho preso consapevolezza del fatto che forse è proprio questo modo a renderli poco popolari: le persone (la maggior parte) ricercano la soluzione (se veloce ancora meglio), in ogni cosa.

Finché si tratta di meccanica, di come pulire la bici , del codice della strada applicato bici o di qualche consiglio sul ciclismo urbano, nulla da dire, si possono dare delle risposte. In alcuni casi sono risposte oggettive (codice della strada), in altri soggettive (come approcciare il ciclismo urbano): partendo sempre dalla mia esperienza (l’unica che conosco realmente) posso provare a dare delle risposte.

Mentre per quanto riguarda tutta un’altra serie di argomenti riconducibili all’etica, al cercare di creare un mondo diverso, una società equa e non violenta, allora lì diventa complicato dare delle risposte, perché non le ho e non so neanche se le voglio avere e mi rendo sempre più conto che questo tipo di atteggiamento allontana: mettersi in discussione è molto difficile.

Non voglio giudicare, in questo periodo sto facendo un’importante esperienza sul valore della diversità e delle differenze e di come ogni persona affronti la stessa situazione in maniera differente e di come ogni modalità è valida. Non è una questione di giusto e sbagliato, prendo atto, imparo, osservo anche i diversi meccanismi di difesa esistente: ci sta che non ci si senta prontə a fare un determinato percorso.

Una nuvola si è spostata per fare spazio al sole, il mare è sempre più bello. Un gabbiano mi ha distratto.

Questo sole mi sta un po’ scaldando le spalle, me lo godo ancora un po’, faccio colazione con la mia barretta e torno a casa. Ho una giornata fitta ed inevitabilmente ragiono sul concetto di produttività tossica e sul come riconoscerla.

La produttività diventa tossica proprio per il fatto che perdi di vista quello che è il tuo perché. Diventa tossica se fine a sé stessa, se l’unico scopo a fine giornata e poter riempire un sacco di caselline con la scritta fatto, potersi vantare di aver fatto numericamente un sacco di cose. In sintesi se lo scopo è compiacere il nostro ambiente, qualunque forma abbia, dal vantarsi sui social al capo in ufficio.

Quello su cui dovremmo ragionare è il proprio ritmo personale, non tanto dirsi di aver dato il massimo, ma di essersi rispettatə nel portare a termine quanto si desiderava, che sia un unico compito per tutto il giorno o mille in una settimana.

2 commenti su “Parliamo di produttività tossica”

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