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Numeri, dati e studi sul limite dei 30 km/h.

Disclaimer: i numeri citati in questo articolo non hanno una fonte univoca ma sono un’insieme di articoli e indagini di Fiab, Legambiente, Istat e vari studi internazionali. La difficoltà di risalire ad uno studio specifico è la dimostrazione che, come dico nell’articolo che segue, del limite dei 30 km/h e delle altre buone pratiche di mobilità sostenibile se ne parla da più di 30 anni, esistono esempi in tutta Europa e in tutto il mondo e negli anni gli studi e le evidenze si sono sovrapposti.

Le fonti più attuali che ho studiato sono: Città 30 – Il Vademecum a cura di Fiab e 19° Rapporto sulla mobilità degli italiani a cura di ISFORT.

Del limite dei 30 km/h ne ho già scritto in questo articolo un po’ datato (e tristemente attuale) e se ne sente sempre più parlare, non più solo in termini di zone 30 ma di città 30.

La Città 30, perciò, non è un semplice insieme di più “zone 30” istituite all’interno di una stessa città. E’ vero che di solito ne rappresenta la naturale evoluzione, nel senso che tipicamente il processo vede il diffondersi progressivo delle zone 30 come anticipatore della Città 30. Per poter parlare di Città 30 in senso proprio, tuttavia, è necessario che vi sia effettivamente quel “salto” costituito dal capovolgimento di regola ed eccezione e che avvenga in modo complessivo nell’intera città, nella stragrande parte delle strade, a partire da un determinato momento.

Fonte Città 30 – Il Vademecum

A forza di studiare mi chiedo che senso abbia l’ennesimo articolo sull’argomento, c’è tantissimo materiale in rete, eppure per molte persone il limite dei 30 km/h è solo l’ultima uscita radical chic di alcunз, una misura che porterebbe solo ad aumentare il traffico in città e a fare cassa con le multe. Queste persone ignorano l’argomento mobilità sostenibile e non si rendono conto di quanto sono pericolose alla guida. Ho provato a mettere insieme qualche dato anche se di fronte all’ottusità di alcunз non sono sicura che dati e studi possano realmente servire.

La prima città in Europa a cui è stato applicato il limite dei 30 km/h è Graz, in Austria nel 1992: è stato introdotto il limite di velocità a tutte le vie classificate come secondarie, in pratica all’80% delle strade, oltre 800 chilometri complessivi. Gli incidenti si sono ridotti del 25%.

Tra le altre città europee che hanno introdotto i 30 km/h, con tempistiche e modalità differenti tra loro, troviamo Lille, Madrid, Parigi, Lione, Grenoble, Valencia, Bilbao, Helsinki, Bruxelles, Zurigo, Oslo, Londra e Glasgow.

Come ho detto in altre occasioni, basterebbe copiare: abbiamo davanti agli occhi 30 anni di esperienza, con relativi errori, aggiustamenti e successi.

La scelta del limite dei 30 km/h è dettata dal fatto che è dimostrato che in caso di impatto con un veicolo che procede a 20 mph (circa 32 km/h) ci sono 9 probabilità su 10 di sopravvivenza, che scendono a 6 su 10 in caso di 30 mph (48,2 km/h) e a 2 su 10 in caso di 40 mph (64,3 km/h).

In caso di frenata di emergenza, una macchina che viaggia a 30 km/h si ferma in circa 13 metri su asciutto e 17 su bagnato, mentre una che viaggia a 50 km/h impiega rispettivamente circa 27 e 38 metri.

È dimostrato che la velocità media in ambito urbano non supera i 30 Km/h: in Europa si va dai 19 km/h di Londra fino ai 26 di Varsavia mentre in Italia, uno studio di Legambiente, ha dimostrato che è di 9,1 km/h a Milano, mentre scende a 8,5 km/h a Roma e addirittura a 7,3 km/h a Napoli.

Questi dati sottolineano un aspetto importante: l’automobile non è un mezzo efficace per spostarsi nelle nostre città e in Italia il 36% degli spostamenti urbani è inferiore ai 2 km.

Oltre a tutto questo va considerata la riduzione del costo sociale degli incidenti (nel 2021 circa € 14,6 miliari di cui circa 9 per le strade urbane), la riduzione dello stop and go che porta a un decongestionamento del traffico e ad un miglioramento dell’aria, il dimezzamento dell’inquinamento acustico del 50% per non parlare del risparmio prodotto dal minor consumo di combustibile.

Una quantità di numeri, dati e studi che messi insieme dovrebbe farci chiedere ogni volta che usciamo di casa: devo necessariamente prendere l’automobile o posso spostarmi in modo differente?

Una quantità di numeri, dati e studi che messi insieme dovrebbe far capire che del limite dei 30 km/h si parla da 30 anni, abbiamo esempi, esperienze, città che hanno messo in pratica e dimostrato da tempo quanto è efficace questa misura, non da sola ovviamente, perché nessuna buona pratica di mobilità sostenibile funziona applicata singolarmente (come spiega molto bene il vademecum Fiab citato in questo articolo).

Una quantità di numeri, dati e studi che dimostra che il limite dei 30 km/h non serve per fare cassa ma per riportare le nostre città ad essere spazi per le persone, sicure e vivibili. Il limite dei 30 km/h è prima di ogni altra cosa una misura salvavita!

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