L’idea di questo articolo è di marzo 2024: non vorrei si pensasse che sia alimentato dal mio neo cinismo nei confronti delle relazioni. In realtà non c’è nessun cinismo in me, credo ancora nell’amore e nella vita e la domanda originale1 si riferiva in particolar modo all’amicizia e non alla relazione di coppia.
Abbiamo questa idea che se un’amicizia finisce allora non è stata una vera amicizia, figuriamoci una convivenza o un matrimonio.
Parecchio tempo fa in una serie, di cui ignoro il titolo, uno dei personaggi sfogandosi con l’amico dice “è ovvio che le relazioni prima duravano per sempre, morivi a trent’anni”. Ammettiamolo, c’è del vero.
Oggi l’aspettativa di vita è molto più lunga e, forse, c’è anche più cultura e informazioni e meno voglia di subire. Dall’altra parte c’è chi dice che oggi nessunə si sacrifica più e le coppie non sono in grado di resistere per il bene della famiglia, e tutte quelle cose lì.
Ma appunto, la mia domanda nasceva a causa di un’amicizia che nel tempo mi ha creato parecchi conflitti, nessuno però palese, acceso, nessuno scontro che giustificasse l’andare ognunə per la propria strada. Che si fa in questi casi? Non ho ancora la risposta, non lo so. Quello che nel mio piccolo ho capito è che è difficile rimanere unitə quando si prendono strade differenti.
Il punto però non è avere direzioni diverse2, il bello delle relazioni interpersonali sta anche nel confrontarsi per ampliare il proprio sguardo sul mondo3.
Credo che il problema, se e quando emerge, sia il giudizio implicito.
Quando all’interno di un’amicizia si arriva a quel momento in cui non ci si esprime chiaramente e si giudicano implicitamente le scelte altrui, qualcosa si rompe e l’amicizia è arrivata alla fine. Finché ci si dice apertamente quel che si pensa, c’è margine di confronto, di crescita insieme, ma quando questo viene meno, su che base si porta avanti la relazione?
E quando un’amicizia finisce ci si fanno le stesse domande di quando finisce un amore, almeno a me è capitato. Le persone intorno ti ricordano che è un lutto, che ci vuole tempo e nella testa nascono un sacco di interrogativi, soprattutto se dall’altra parte non c’è stata una vera spiegazione di questa fine.
E anche qui si apre un mondo nel mondo tra chi preferisce il ghosting al dialogo, tra chi dice che nessuna spiegazione darà mai soddisfazione e chi, come me, preferisce avere un pretesto a cui aggrapparsi piuttosto che il vuoto.
Non sono una psicologa e scrivo esattamente quello che penso.
Dopo essere stata “vittima” di ghosting da parte di chi consideravo una cara amica, ho sofferto parecchio fino a mettere in discussione tutto. E quando mi sono ritrovata in amicizie in cui non mi sentivo capita fino in fondo, ma allo stesso tempo sapevo che mi volevano sinceramente bene, mi sono interrogata molto su quanto l’Adhd influenzi la mia percezione.
Ma su tutte continuava a spiccare questa domanda “chi l’ha detto che le relazioni devono durare per sempre?”.
Forse è un’idea traslata dalla formula matrimoniale, forse ci rassicura come esseri umani l’idea di qualcunə che ci conosce da sempre. Ma nella vita non rimaniamo uguali a noi stessə, cambiamo, evolviamo e molto spesso, fin troppo spesso, chi abbiamo vicino vuole mantenere una precisa visione di come siamo e non accetta altra narrazione.
Ho poche amicizie decennali per questo esatto motivo, perché ad un certo punto mi stancavo di essere vista come non sono più da tempo. Ed è complicato farlo presente: chi hai davanti spesso fatica a capire, non per cattiveria, solo gli è difficile cambiare gli occhiali con cui ti osservano.
Quando ho ricevuto la diagnosi di Adhd ne sono uscita sconvolta e chi avevo intorno non capiva, da fuori ero sempre io, mentre dentro finalmente iniziavo a comprendere il mio funzionamento. La diagnosi ha creato attriti ed è stata anche l’occasione per allontanarmi da alcune dinamiche e persone.
Però quando non c’è un motivo tangibile e concreto diventa difficile allontanarsi.
Di recente ho letto una frase di Giò Evan che riassume perfettamente quanto ho cercato di spiegare fin qui:
Ogni volta che incontri una persona che non vibra alla tua stessa frequenza devi cambiare compagnia, non frequenza.
È più facile a dirsi che a farsi, soprattutto se si parla di relazioni lunghe.
Ho imparato che le relazioni durano il tempo giusto per la nostra vita, anche quando finiscono male e non vorremmo, anche quando durano un giorno. Credo molto di più nella saggezza della vita che nella mia4.
Ed ho imparato che quando finiscono non perdono di valore: l’energia e il bene erano reali per il tempo che sono esistiti. So che è dura, spesso ci addossiamo colpe che non abbiamo o vogliamo darne all’altra parte.
Proprio come il brutto anatroccolo che ignorava di essere un cigno, alcune relazioni possono avere questa funzione nella nostra vita: l’amicizia che ha dato il via a questo articolo, ad oggi, mi ha permesso di esplorarmi e conoscermi. Per questo dico che le relazioni durano il tempo giusto, quello necessario a osservarci, a farci crescere. Ed alcune durano anche per sempre.
- Abbandonata nel delirio del mio cosiddetto piano editoriale, più un insieme informe di idee e appunti ma questa è un’altra storia. ↩︎
- Diventa più problematico in una coppia, quando manca un progetto comune. ↩︎
- Confrontarsi non è sinonimo di completarsi. Per avere relazioni costruttive, dobbiamo già essere complete come persone, non possiamo avere la presunzioni che qualcun altrə ci “aggiusti”. ↩︎
- La fede è una questione personale, se credi che nulla capita a caso sarà più facile condividere questo pensiero. ↩︎
Grazie per il tuo tempo. Scrivo per allenarci insieme a una visione generativa, senza giudizio né performatività. Questo spazio serve a spostare lo sguardo e riconoscersi nella complessità. Se vuoi continuare a leggermi, iscriviti a Ohibò Newsletter. Senza fretta e senza fronzoli.
