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Il mito della coerenza

Questo articolo nasce nel 2018, l’ho aggiornato nella forma (mamma come scrivevo male) ma il senso è sempre quello e, infatti, è uno tra gli articoli più citati negli anni.

E spesso, proprio nel citarmi, ho fatto un esempio che ero convintissima di aver anche scritto ed invece era solo nella mia testa.

Non mi ricordo in quale occasione alla frase “Un esempio è l’evitare acquisti da una multinazionale, come si fa? Bisognerebbe autoprodursi tutto, compresa acqua luce e gas.” mi è stato risposto “Posso benissimo andare a vivere in una caverna”.

Verissimo, ognunə è libero di fare come crede. Facciamo finta che cibo, attrezzi per costruirsi utensili e oggetti di uso quotidiano siano ottenuti senza multinazionali, la luce? Dalle candele giusto? E quelle candele come sono state prodotte? Da c’era d’api o di soia, in modo equo sostenibile o no? Alla fine c’è l’altissima possibilità che, nel risalire di produzione in produzione, si finisca in braccio a qualche multinazionale.

Forse non servono le scelte estreme, fuori dalla contemporaneità, ma azioni quotidiane costanti.

Esistono persone che decidono di autoprodursi tutto, andare a vivere isolate e simili, tutte scelte lecite, che non mi permetto di contestare. L’esempio, un po’ estremizzato, è per far comprendere che la ricerca di una coerenza assoluta, oltre a scontrarsi con una vita reale e concreta che impone compromessi, è spesso uno spreco di tempo ed energie.

Passano gli anni e quando si parla di coerenza e contraddizioni, le obiezioni in merito sono quasi sempre volte a screditare l’altrə, al giudicare e al giustificare il proprio immobilismo.

Nell’articolo tocco argomenti come l’ambiente, ma i concetti sono facilmente ampliabili all’attivismo, alla politica, all’economia.

Come sempre il mio è un punto di vista da cui partire per ampliare insieme lo sguardo sul mondo che ci circonda e sono sempre aperta ad un confronto generativo sul tema.

Buona lettura e per dirmi la tua puoi commentare qui sotto o raggiungermi sul Canale Telegram.

Come si fa ad essere coerente e arrivare a fine mese? Me lo chiedo da quando ho cominciato a pedalare.

L’inizio di tutto è stato il caso: sono andata a comprarmi una bici. Da lì la mia vita è cambiata in modo inconsapevole. Volevo solo pedalare e per farlo ho lasciato da parte lo scooter. Piano piano ho iniziato ad allungare i percorsi per godere del mio tempo e della mia città, e mi sono resa conto che muovendomi più lentamente, osservavo anche in modo differente.

Sfatiamo uno dei tanti pregiudizi in ambito mobilità sostenibile: non è vero che in bici ci si mette di più. Entro i giri urbani (5/6 km), in città la bici è più veloce1, e non perché i ciclisti passano con il rosso: basta pensare allo spazio che occupa una bici e quello di una macchina, e immaginare entrambi fermi in coda. Inoltre si può transitare, salvo esplicito divieto, nelle zone pedonali.

Ad un certo punto mi sono accorta di come il cambiamento di ritmo negli spostamenti stava influenzando anche il resto della mia vita.

Oltre a risparmiare soldi di benzina e meccanico2, ero orgogliosa di inquinare meno3. Piano piano si è svegliata l’anima ambientalista, che ignoravo esistesse. Compravo meno, lo spazio fisico come la gestione del peso sono differenti, di conseguenza ero più attenta negli acquisti e sprecavo anche meno.

In questo susseguirsi di piccoli ma importanti cambiamenti, ho iniziato a chiedermi come poter migliorare la mia vita per cercare di rispettare un po’ di più il nostro pianeta.

Ero alla ricerca della coerenza assoluta.

Ho iniziato leggendo di spesa critica: argomento di cui già mi interessavo visto tutto quello che si legge in rete, nello specifico legato al cibo dei miei gatti e all’acquistare o meno da certe multinazionali. Ho approfondito come poter produrre i saponi in casa: alcune mie amiche già lo facevano e mi sembrava un ottimo modo per unire ambiente ed economia.

Ma tutto si è scontrato con la quotidianità: conti da far tornare ed tempo da ottimizzare. Così sono giusta alla conclusione che nessuna scelta è coerente al 100% e abbiamo tuttə le nostre contraddizioni.

Un esempio è l’evitare acquisti da una multinazionale, come si fa? Bisognerebbe autoprodursi tutto, compresa acqua luce e gas. Sarebbe assurdo, almeno per me.

Ho provato a tenere un orto, ma al di là dell’impegno fisico, è il tempo il fattore che mi ha fatto abbandonare la cosa: volevo passare buona parte del mio tempo a occuparmi dell’orto? La mia risposta è stata no. Lo stesso tempo preferisco usarlo aggiustando bici.

Così ho iniziato a comprare più dal fruttivendolo che al supermercato, però è un’illusione anche questa: se provo ad immaginare il percorso che ha fatto un pomodoro per arrivare in negozio, mi rendo immediatamente conto che non è tanto diverso dal cugino pomodoro che aspetta di essere comprato al supermercato. La discriminante potrebbe essere aiutare i negozi di quartiere, ma anche in questo caso mi domando: chi lavora in un supermercato invece è brutto e cattivo?

Se si rimane solo nell’ottica ambientalista, tralasciando la questione economica, la vera alternativa sono i contadini e, forse, i gruppi di acquisto solidale (quando presenti). Ma la crisi vera è stata quando uno dei miei gatti è stato molto male.

Il cibo dietetico specifico per animali è prodotto da multinazionali. Ci sono diverse leggende in merito, la più famosa è che induco la malattia sull’animale stesso per sperimentarne l’efficacia. A titolo personale non credo sia solo una leggenda.

A questo punto quale è la cosa giusta da fare? In fondo la questione della sperimentazione su animali riguarda anche le medicine. Come comportarsi? Non ho ancora trovato una soluzione: il mio gatto ha bisogno di cibo urinary, e glielo compro. Io ho bisogno delle medicine per l’asma, e le uso.

Ogni qualvolta mi si presenta una valida alternativa la colgo, ma quando non c’è bisogna per forza scendere a compromessi.

Ammetto che chi si vanta di essere coerente in tutto, mi fa un po’ paura: la vita è cambiamento e dinamisco, è impossibile evitare sbandate e indecisioni, le contraddizioni sono sintomo di una mente pensante calata nel proprio tempo.

All’inizio di questo articolo mi chiedevo come essere coerenti ed arrivare a fine mese. In realtà mi rendo conto mentre scrivo, ripercorrendo le mie scelte, che è stato più decisivo il fattore tempo rispetto a quello economico: come per l’orto, non volevo investire il mio tempo nel produrmi saponi e detersivi4.

Nel primo caso ho optato per l’acquisto di prodotti bio, quando possibile direttamente dal produttore. Nel secondo ringrazio il mercato in crescita delle linee ecologiche che, oltra alla scelta, ha favorito il risparmio. Inoltre sono diventata molto brava a leggere etichette e inci.

In questo susseguirsi di cambiamenti sono diventata anche vegetariana, più attenta alla raccolta differenziata5, ho compreso che la chiave per rispettare di più il nostro pianeta è evitare la produzione di rifiuti all’origine.

Probabilmente uno dei miei aspetti meno ecologici è l’uso dei surgelati, per la produzione di plastica: anche in questo caso le nuove produzioni vengono in aiuto con le buste in carta, ad esempio, e si ritorna alla scelta del proprio compromesso sostenibile. Quando vengo presa dall’ispirazione passo le domeniche a cucinare ed a prepararmi le scorte in freezer.

Dopo anni di spostamenti in bici sono in parte ricaduta in un ritmo di vita frenetico, ora so quanto impiego nello spostarmi. Ma ho anche imparato a fare il meglio che posso nel momento presente, compreso apprezzare le mie incoerenze.

Ogni persona trova la propria coerenza, non esistono formule universali, le variabili in campo sono tantissime (e aggiungo, per fortuna). Ogni scelta merita rispetto ma gli estremismi fanno solo danni, mentre la ragionevolezza ed il dialogo portano alla crescita.


  1. Ci sono studi di mobilità sostenibile che lo dimostrano. ↩︎
  2. Al di là che poi ho iniziato ad aggiustarmela da sola, pezzi di ricambio e manodopera hanno costi oggettivamente diversi. ↩︎
  3. Utilizzavo un mezzo diversamente inquinante: è indubbio che una bicicletta ha un impatto ambientale completamente diverso da un’auto o uno scooter. ↩︎
  4. A parte la fase iniziale di ricerca ricette e esperimenti, una volta imparata la tecnica è necessario dedicarci del tempo che, a titolo personale, preferisco impiegare diversamente. ↩︎
  5. Su questo argomento di solito si aprono le acque come davanti a Mosé, ma il pensiero è semplice: se vogliamo trovare alibi per non agire ne troviamo tantissimi. Provo a fare il mio e faccio la raccolta differenziata, al di là della reale efficacia del sistema. ↩︎

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