La mia esperienza con Happy🦋 inizia l’anno scorso quando l’ho creato (con la gratitudine in generale all’incirca 17 anni fa). Per diffonderlo ho condiviso il mio Happy🦋 per circa un mese, prima su Instagram e poi su Telegram e, dopo una pausa, ho ripreso direttamente qui sul Blog: in pratica da quando l’ho creato non l’ho mai compilato a mano.
Una bella contraddizione considerando che nella prima e-mail che invio a chi scarica Happy🦋 parlo proprio di quanto sia importante scrivere a mano. Mi sono illusa che per condividerlo fosse più veloce e leggibile se scritto al pc. Illusa è la parola chiave.
Da un paio di settimane ho deciso di cambiare forma al mio Happy🦋: ho tirato fuori dal cassetto il milionesimo quaderno intonso e sono passata alla scrittura a mano (mista collage).
Probabilmente uno dei reali motivi per cui lo compilavo al computer era l’ordine: a mano sono imprecisa, faccio errori, a volte disordinata. Eppure questa nuova modalità mi piace molto: sto lasciando andare il perfezionismo e alimentando la creatività. Quest’ultimo punto era un obiettivo razionale, il primo un piacevole effetto collaterale.
Compilo Happy🦋 da aprile, sono al sesto mese, ha cambiato forme, modalità, cadenza.
Posso affermare senza alcun dubbio che si è instaurata questa importante abitudine che non è diventata un automatismo. Non mi siedo a scrivere perché devo, tanto è vero che non lo faccio quotidianamente sempre alla stessa ora, mi dedico questo tempo ciclicamente quando sento di averne bisogno, quando ho il sentore che sto perdendo il filo o quando ho desiderio di fermare certi momenti.
E dopo sei mesi ci tengo molto a dire che il tuo Happy🦋 non sarà sempre uguale e, aggiungo, per fortuna.
Le regole che ho scritto per chi comincia rimangono valide: se non si è mai fatto un percorso simile è importante cominciare come da manuale per trovare piano piano la propria strada, che per sua natura è unica e inimitabile.
Se dopo i primi 30/60 giorni noterai che non compili Happy🦋 tutti i giorni ma ogni 5 oppure ogni settimana, va bene uguale, non ci sono regole se non quelle che senti più affini alla tua vita: lo scopo è sviluppare consapevolezza, non è una gara a chi è più costante.
C’è un aspetto invece di Happy🦋 che a mio avviso non bisogna cambiare ed è la struttura.
Nei mesi la parte più contestata è quella delle cose che non vanno: perché pensare a quel che non va? Non mi va di lamentarmi né di pensare negativo perché devo scrivere questa parte?
Queste sono le domande che ho ricevuto nel tempo e su cui oggi voglio proprio soffermarmi.
Happy🦋 nasce per sviluppare consapevolezza (sì l’ho appena scritto ma ribadire è sempre utile): diventare consapevoli vuol dire osservare la realtà per come è e trarne il meglio in ogni occasione. Se si guarda solo una faccia della medaglia come si può avere una visione chiara e più completa possibile?
Scrivere le cose che non vanno non vuol dire lamentarsi passivamente, ma prendere reale consapevolezza di come sta andando la propria vita e se è la direzione che desideriamo. In più occasioni mi è capitato di scrivere (e senza andare tanto lontano proprio ieri) che non ho nulla di particolare da annotare tra ciò che non va e che è tutto risolvibile, elencando giusto un paio di punti, con l’unico scopo di rivedere nel tempo dove sarò, perché se scrivo tengo traccia del percorso.
Una variante alla struttura che potrebbe avere senso è unire le cose che non vanno al perché non vanno: a volte mi capita di scrivere tutto insieme, altre volte ho proprio bisogno di pensarci.
Se le singole voci sono così divise e messe in evidenza è proprio per esercitarsi alla consapevolezza, non per rimuginare sugli eventi.
Resta inteso che questa è la mia opinione personale basata sulla mia esperienza altrettanto personale, esercito la gratitudine da anni ma ricordo che non sono una psicologa, né una coach, una counseling o qualsiasi altro inglesismo ti venga in mente. Puoi anche aver provato Happy🦋 e aver deciso che non fa per te: va bene tutto quando c’è consapevolezza!
Perché non fa per te? In che punti? Sicurə di averli affrontati fino in fondo? Se vuoi parlarne scrivimi o raggiungimi sul Canale Telegram: nessun giudizio e non è una gara a chi ha ragione, il confronto ci aiuta a crescere ed anche a migliorare Happy🦋.
C’è un’altra domanda che mi è stata rivolta spesso in questi mesi: come si può manifestare gratitudine quando proprio non la senti?
Immagina la gratitudine come un muscolo, c’è, esiste, sta lì: se lo usi diventerà più forte e risponderà prima agli stimoli, se non lo usi sarà meno tonico e ad ogni sforzo andrà in sofferenza.
Non devi creare gratitudine dal nulla, non è il coniglio che esce fuori da cappello del mago per magia, è dentro di te da qualche parte, solo che in questo momento non la vedi.
Non a caso in Happy🦋 ho inserito tre aggettivi per descrivere come percepiamo la nostra gratitudine: spontanea, forzata, razionale. E se non ti piacciono questi, trovane altri (consiglio non più di 3) che ti sono più affini.
La gratitudine non è sempre spontanea, non avremmo bisogno di allenarla. Arrivano anche i momenti in cui ti devi obbligare (forzata) oppure razionalmente sai che ci sono cose per cui provarla ma non la senti (razionale).
È anche importante uscire dal trip che vede la gratitudine come un atteggiamento ascetico lontano dalle cose materiali.
Nei mesi scorsi, proprio perché non sapevo da dove cominciare, mi sono ritrovata a ringraziare inventore e inventrici, dell’aria condizionata, dei surgelati ed anche la chimica (e chi la studia e la applica) perché senza non avrei le medicine che mi servono ogni giorno.
Se non sai da dove partire, ringrazia chi ha inventato la penna con cui stai scrivendo o la tastiera del pc, chi ha inventato internet (senza non staresti leggendo questo articolo) o chi ha cucito il tuo abito preferito o chi ha trovato il gatto che hai adottato. L’unico neo, chiamiamolo così, è che per farlo devi per forza trovare del tempo per te, in mancanza di meglio puoi ottimizzare quelli in bagno al mattino: ti serve del tempo per guardarti intorno e vedrai che in breve tempo ci sarà una svolta, che sia ritrovare la gratitudine di un tempo (se l’hai già sperimentata) oppure imparare a manifestarla.
Non è una gara, lo ripeto, non c’è fretta in questo percorso in cui ogni persona ha i propri tempi e modi.
Per qualsiasi domanda, suggerimento, informazioni puoi commentare l’articolo, scrivermi in privato, raggiungermi sul Canale Telegram, insomma usa il canale che preferisci.
