“Volevo tirare fuori la bici dalla cantina per iniziare ad usarla al posto della macchina, ma papà dice che è pericoloso.”
“Beata te che puoi andare al lavoro in bici, io devo essere sempre impeccabile non posso arrivare sudata.”
“Mi piacerebbe usare la bici, ma non posso proprio permettermi di arrivare in ritardo.”
Queste sono alcune delle frasi che mi sento ripetere ormai da anni e da cui nasce il mio personale manuale pratico su come usare la bici in città. Ma prima una premessa importante.
Cambiare mezzo di trasporto cambia la vita.
Lo stesso accadrebbe anche se passassi dall’auto all’autobus, o dall’autobus allo scooter. La bicicletta è un mezzo di trasporto come un altro anzi, a dirla tutta, è il migliore: tiene in forma e fa risparmiare soldi. Cominciamo.
Andare in bicicletta è pericoloso.
Uscire di casa è pericoloso. Se si leggono i dati istat non ci si muove più (dalla paura). Ma, oltre a non essere possibile, un atteggiamento del genere non ha senso. Andare in bicicletta è pericoloso tanto quanto usare gli altri mezzi di trasporto, solo che nell’immaginario collettivo una bicicletta in strada appare più indifesa.
Le città con più bici sono le più sicure. Al di là delle statistiche, se si usa la logica si capisce facilmente il perché: se si è in sella non si è su un altro mezzo privato, meno privati in strada comporta traffico meno congestionato. Quindi iniziare a salire in sella permette di ottenere proprio l’effetto che tanto desideriamo: città sicure in cui pedalare.
Solitamente l’obiezione a questa mia affermazione è Ma perché mi devo immolare alla causa, lo facciano ə altrə. A parte che nessunə deve immolarsi ad alcunché, va detto che se vogliamo che le nostre città tornino ad essere a misura di persona la responsabilità è di ognunə di noi, e aspettare sempre che siano le altre persone a muoversi produce ben pochi effetti.
Considerando comunque la realtà in cui viviamo, concretamente si possono adottare alcuni comportamenti (li ho sperimentati tutti in prima persona):
- Non stare troppo a destra: su questo argomento ho scritto questo articolo. L’effetto collaterale più probabile sarà ricevere qualche insulto, ma stare in mezzo al punto giusto ci rende visibili e più siamo visibili meno rischiamo incidenti.
- Usare le luci: lo so che scritta così sembra uscita da una delle solite (discutibili) campagne per la sicurezza deə ciclisti, ma ne vedo troppə che non usano alcun tipo di luce, specialmente la sera. In questo modo diventate voi stessə un pericolo anche per ə altrə, poi non lamentiamoci delle città pericolose.
- Scegliere la strada più sicura: spesso, ma non sempre, coincide con la strada secondaria oppure con le zone pedonali. Dipende dal tipo di traffico, dal numero di corsie della strada, dall’orario in cui si percorre: sono condizioni molto soggettive che acquisisci solo salendo in sella e sperimentando in prima persona.

Per spostarsi in bici ci vuole troppo tempo.
Questo è il falso mito numero uno legato al ciclismo urbano. Quando si devono incastrare diversi impegni, si pensa sempre che la macchina sia il mezzo più veloce.
Sono cresciuta muovendomi in autobus. Mia madre ha preso la patente quando avevo già 8/9 anni. Ho anche io vissuto l’arrivo della macchina come una liberazione: finalmente ci si poteva muovere quando e come si voleva. A 14 anni avevo lo scooter. Salita in bici, con mio grande stupore ho capito che i tempi di percorrenza erano molto simili.
Di recente ho anche ripreso ad usare gli autobus. Sono stata fondamentalista per un po’: dovevo arrivare in bici ovunque. Poi ho iniziato ad alternare piedi e sella, da poco ho reinserito il trasporto pubblico nella mia vita. Lungi da me dire che quest’ultimo sia sempre efficiente (dipende dalle città) però usufruirne mi ha ricordato una cosa, che ogni tanto dimentico: perché corriamo sempre?
Entro i 5/6 km è dimostrato che la bicicletta è più veloce. Statistiche alla mano confermano anche che la maggior parte dei trasporti in città sono in media di 4 chilometri. Dal Dossier 2018 Legambici: nelle città italiane la lunghezza media dello spostamento è di 4,2 km, che il 27,6% degli spostamenti è inferiore ai 2 km e che un ulteriore 46% degli spostamenti è compreso tra i 2 e i 10 km.
Non ho figli e spesso mi sento dire che non posso capire. Per contro vedo genitori che si sono armati di cargo bike o di pieghevoli e non posso fare a meno di pensare che il limite è mentale. Siamo così abituatə a fare le cose in un certo modo che cambiare ci fa paura, ma la verità è che finché non si prova non si può sapere se e quale soluzione fa al caso nostro (compreso in certi giorni o in certi periodi dell’anno tirare fuori l’auto dal garage).
Arrivi sudatə al lavoro.
Altro argomento spinoso, perché negli anni ho scoperto che ci sono persone senza bagno sul posto di lavoro.
Ecco, diciamocelo, forse il problema è a monte (stare 8 ore e passa al lavoro e non poter fare una pausa e non aver un bagno a disposizione è un problema che va ben oltre l’uso della bici). Facciamo finta che la situazione sia normale: da chi ha docce e spogliatoi a chi ha un misero bagno senza neanche un armadietto.
Innanzitutto: hai mai pensato di chiedere al tuo capo di cambiare la situazione? Come si suol dire chiedere è lecito e rispondere è cortesia, alla peggio non cambia niente.
Posto che hai un bagno (e lo spero) in ufficio, basta e avanza per lavarsi e cambiarsi. Ed anche se mentre leggi solo l’idea ti fa storcere il naso, scoprirai ben presto come pedalare tirerà fuori anche il tuo lato più essenziale.
Il bagno della mia ex azienda faceva, scusate il termine, abbastanza schifo, ma per sciacquarsi le ascelle e la faccia e cambiarsi la maglia bastava e avanzava. Al lavoro potevo cambiarmi e disponevo di un armadietto, nel caso non aveste questa possibilità basta un attaccapanni: come appendi la giacca puoi appendere altro. Questo per dire che le soluzioni sono molto più facili di quello che immaginiamo, il vero ostacolo è un altro ed è il (pre)giudizio altrui.
(Per i dettagli su come vestirsi ho scritto questo.)
La gente parla.
Genova non è famosa per il ciclismo urbano e fare questo tipo di scelta ti espone immancabilmente al giudizio: la gente deve parlare, purtroppo.
Questo può infastidire, in fondo non stiamo facendo altro che pedalare, perché la gente si sente libera di commentare (o consigliare) rimane sempre un grande mistero.
Per affrontare questi aspetti della questione ho due consigli molto precisi:
- Fare mmm mmm: per scritto non rende bene come a voce ma il mmm mmm me l’ha insegnato un tirocinante con cui ho lavorato. Quando dicevi cose che secondo lui non avevano senso, lui annuiva con la testa ed emetteva questo suono. È un ottimo esercizio (sono seria) per farsi entrare le cose da un orecchio, farsele uscire dall’altro, senza farle passare per il cervello.
- Pensare a quanto pedalare ci fa stare bene. Il cambio di vita porterà sicuramente benefici: sull’umore, sulla salute, sulle relazioni e sulla produttività. Più andrai avanti e più ti convincerai della tua scelta, e la convinzione ti aiuterà ad affrontare consigli non richiesti e giudizi senza senso.
Dopo anni ancora mi sento dire che non dovrei pedalare visti i problemi di salute che ho, persino un dottore mi ha detto che ho la bronchite cronica perché sudo e prendo freddo.
Per un po’ gli ho anche creduto riducendo molto i miei spostamenti in bici: la bronchite non è variata finché non mi sono drogata di cortisone e, ovviamente, ho ripreso la bicicletta. L’umore ne ha immancabilmente giovato.
Un esempio della gente che parla a caso è questo: Ma pedali anche quando piove? Il 90% delle persone che mi fa questa domanda usa lo scooter. L’illusione è sempre quella del tempo: in scooter faccio prima, mi bagno meno.
Per mia esperienza personale (che non fa statistica ma trovo significativa), in scooter sono caduta alcune volte con la pioggia, in bici no (l’unica caduta finora, e non me la vorrei chiamare, è stata a Milano, neanche a dirlo su un binario del tram).

Non posso dire con assoluta certezza che il ciclismo urbano è la cosa migliore per te: non ho idea di che vita fai.
Nel tempo ho sentito molti luoghi comuni, problemi che di fatto avevano soluzioni anche semplici, l’unico vero ostacolo era il proprio limite mentale. E come sempre è importante partire dalla propria motivazione e dal proprio obiettivo.
Perché vuoi provare con il ciclismo urbano? Per stare in forma? Per risparmiare dei soldi? Vuoi provare per curiosità? Quanto tempo ti concedi per capire se questo modo di spostarti ti piace? Servono più di due giorni, ci vorrà un pochino di tempo: sei dispostə ad aspettare e a cambiare vita per qualche settimana?
Volendo essere questa una guida pratica, chiudo con dei consigli ancora più pratici di quelli scritti fino a qui:
- Tira fuori la bici dalla cantina, portala a fare una revisione (o falla se sei capace).
- Se non hai una bici, comprala, anche usata, a poco: per spendere soldi c’è sempre tempo, stai solo attentə a prendere la taglia giusta.
- Apri l’agenda e guarda gli impegni della settimana: cerca i momenti un po’ più tranquilli (se fai tardi non succede niente). All’inizio, soprattutto se non si è allenatə, i tempi potrebbero essere un po’ più lunghi: bisogna prendere le misure con il nuovo mezzo e la nuova vita.
- Ci vuole tempo: consiglio almeno un paio di mesi se puoi/vuoi prendere la bici tutti i giorni (o quasi). È necessario creare una nuova routine e affrontare di volta in volta le piccole crisi che arriveranno sul come fare le cose
- Se i tuoi spostamenti sono superiori ai 5 km consecutivi quotidiani, consiglio un portapacchi e una borsa: a lungo andare lo zaino sullo schiena può essere fastidioso.
- In bici puoi passare nelle zone pedonali (dove non espressamente vietato): spesso l’imprinting mentale ci porta a fare le stesse strade che percorriamo in scooter o in macchina, ma la bicicletta ha altre possibilità, modificando così i tempi di spostamento e il legame con la stessa città.
- Compra lucchetto e catena per legare bene la bicicletta. Legala anche solo per 5 minuti (in questo caso basta uno dei due sistemi, per soste più lunghe usateli entrambi). Non è piacevole ma è una realtà.
- Impara la piccola manutenzione: cambio camere d’aria, cambio copertoni, regolazioni freni e cambio. Entrare in sintonia con il mezzo, aiuta a pedalare meglio e più sicurə.
- Segui l’istinto: se per un giorno preferisci andare a piedi o tornare alla macchina non è peccato mortale. Fare i fondamentalisti serve a poco. Se hai chiediti come mai non vuoi pedalare, se c’è disagio o è solo un momento.
- Sperimenta strade e spostamenti. Per tornare al punto 4: stai creando una nuova routine.
E se dopo tutto questo non sono convintə? Sinceramente lo dubito, ma nel caso non succede niente nel riprendete le vecchie abitudini se ti fa stare bene. Non dobbiamo diventare tuttə ciclistə urbanə e sono quasi certa che questo esperimento ti farà guidare in modo diverso.
Ogni nostra azione deve contribuire a creare città più sicure. Forse non sceglierai la bici ma altre persone sì e devono poter pedalare in tutta sicurezza.
E per chiunque voglia provare, ma da solə non se la sente, ha ancora dubbi e cerca un confrondo, sono a disposizione: scrivimi. Se la distanza fisica lo permette, pedaliamo insieme!
Grazie per il tuo tempo. Scrivo per allenarci insieme a una visione generativa, senza giudizio né performatività. Questo spazio serve a spostare lo sguardo e riconoscersi nella complessità. Se vuoi continuare a leggermi, iscriviti a Ohibò Newsletter. Senza fretta e senza fronzoli.
