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Fiducia

Arrivata giusto in tempo in biblioteca, prima che iniziasse il diluvio. Stamattina mi sono concessa anche una brioches in pasticceria, comprata sulla strada per quello che, a tutti gli effetti, è diventato il mio ufficio.

Lavorare a casa non fa per me, mi distraggo troppo e mi dà sempre l’idea di un hobby più che di lavoro, sarà che ancora il reddito è pari a zero e questa rivoluzione post bici si sta rivelando più complicata del previsto. Uscire mi aiuta a rimanere focalizzata sulle cose che voglio fare in quel giorno e a ragionare da libera professionista.

Quando avevo la ciclofficina era più facile: aprivo, aggiustavo, consegnavo. Organizzarsi rimaneva il mio tallone d’Achille, ma il lavoro da fare era più ovvio.

Creare contenuti in modo che, in una qualche forma, generino reddito è più complicato, per mille motivi: il tempo del tutto nuovo è passato da tempo, per alcune dinamiche mi è impossibile scendere a compromessi e, soprattutto – questa è quella più difficile da ammettere – mi sono resa conto, ancora una volta, che non credo in me stessa, che per quanto lo dica, nel profondo di me sono la prima a non darmi fiducia. Con questa causa dove penso di andare?

Sono convinta, ne ho avuto la riprova in moltissime occasioni, che la parte più profonda di noi arrivi sempre alle altre persone, anche quando queste non sanno esattamente descriverci, ciò che siamo e non siamo arriva, sotto forma di sensazione, fastidio, interferenza.

A maggior ragione vale nella comunicazione: puoi riempirti di lustrini finché vuoi (è un esempio, spero si capisca che non è il mio caso), ma ciò che sei alla fine arriva. Puoi performare al meglio, mascherarti, ma non può durare per sempre.

Mentre scrivo mi vengono in mente le drag queen (che ammiro moltissimo): la loro essenza arriva proprio perché non si nascondono, non dicono di essere diverse da quello che sono, la loro trasformazione è la performance stessa, è tutto alla luce del sole (chissà se si è capito cosa intendo).

Non sono una che finge (guarda come scrivo) e so (quasi per certo) che la mia autostima altalenante arrivi alle altre persone ed infatti ho spesso riscontri molto diversi tra loro. A parte che non si può piacere a chiunque indistintamente, sono più consapevole che mai che dipende tutto da me, mai avuto dubbi su questo aspetto.

È sempre dura rendermi conto che non ho superato quello che pensavo di aver superato, l’altro giorno mentre praticavo è stato un bel pugno allo stomaco più che un’illuminazione parziale. Non so bene cosa fare, oltre ovviamente a continuare a praticare.

Domani ho due incontri diversi proprio per risolvere questa cosa, ma mentre scrivo mi chiedo se alla fine il problema non sia semplicemente che non mi accetto. Semplicemente si fa per dire, nel senso che forse ho la soluzione sotto il naso e non la vedo. Ma accettarsi è tutto fuorché facile, è un lavoro costante su di sé, esattamente come allenare la gratitudine e imparare a vedere la felicità in ogni cosa.

L’immagine utilizzata per questo articolo è una mia opera.
Se sei curiosə puoi scoprire di più facendo un giro qui.

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