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Fermare pensieri e emozioni

Prima di entrare nel vivo di questa giornata, volevo ritagliarmi un momento per scrivere e basta, fermare pensieri e emozioni.

In realtà mi rileggo molto raramente, ma l’atto di scrivere rimane un momento catartico, in cui tutto assume forma e significato e, se sono bloccata su qualcosa, mi aiuta sempre (anche quando non mi sembra) a trovare un nuovo punto di vista da cui ripartire.

Oggi non sono bloccata, solo stanca, mi sono ridotta all’ultimo con l’uscita de La Bullet, ne sono molto felice perché in un solo mese è migliorata, chissà alla fine di questo percorso ma, appunto, mi sono ridotta all’ultimo e in un giorno ho svolto il lavoro di un mese.

Non è solo un problema di organizzazione che, da quando ho avuto la diagnosi di Adhd, è – diciamo – sotto controllo: conoscendomi meglio, so come funziono e riconosco molto meglio i segnali. È stato un mese di transizione notevole, la scelta di aprire questo Blog, la rivoluzione (di nuovo) del Podcast: sono molto contenta di tutto e sono stanca, fisicamente e di testa, pensare stanca parecchio.

E sono felice, un sacco, anche di aver deciso di compilare Happy 🦋 pubblicamente.

Pratico da qualche anno, il concetto di gratitudine non mi è nuovo e cerco da sempre, ogni giorno, di metterlo in pratica. Quando ho cominciato questa avventura su Instagram e Telegram il desiderio alla base è, come sempre, quello della condivisione, ma credo sia uscito anche un po’ di ego, un po’ vi faccio vedere come funziona, non intenzionalmente (e spero si capisca), ma l’indole o, come insegna il buddismo, le tendenze karmiche spuntano quando meno te l’aspetti.

Si sta rivelando un bel viaggio. L’algoritmo di Instagram ha deciso di uccidermi le view, c’è chi ipotizza perché è arrivato Threads e cose simili, non lo sapremo mai. Lì per lì mi sono un po’ scoraggiata, non tanto per i numeri in sé, ma perché così facendo arrivavo a meno persone e, sappiamo come funziona, non ci ricordiamo di chiunque seguiamo, anche se usiamo la funzione preferiti basta aprire il social e ci sperdiamo in quello che ci vuole far vedere.

Come insegna Happy 🦋 ho cercato di non stare eccessivamente in quello stato d’animo e mi sono chiesta cosa potessi fare attivamente, così sono passata dalle storisss (lo so che non si scrive così ma io le chiamo così, con tutte quelle esse) al vecchio caro post, quello che ormai nessuno si fila: foto più testo, ed ho il sospetto che molte persone si fermino alla foto, spero di sbagliarmi.

A fare quello che Instagram chiedeva i risultati erano pessimi e mi sforzavo di stare dentro un ritmo che non mi appartiene. Ogni passo fatto dal 5 dicembre (quando ho iniziato) ad oggi è stato liberatorio.

Pubblicamente continuo fino al 5 gennaio come promesso, poi non so perché è impegnativo, porta via molto più tempo che farlo privatamente. Nel mentre però sto lavorando alla versione quaderno di Happy 🦋 che esce insieme a La Bullet. Non ho ancora deciso se poi metterlo liberamente scaricabile sul sito o creare realmente un quaderno fisico, sto facendo un po’ di valutazioni tra cui venderlo a offerta libera, per lo meno il cartaceo. Rimando tutta questa analisi a dopo le feste.

Sono felice anche perché ho ripreso in mano i pennarelli e ho ricominciato a scarabocchiare: mi sono tornate in mente le cornicette sul quaderno di matematica alle elementari e la prof di educazione artistica alle medie. Soprattutto mi sono ritrovata immersa in una dimensione nuova, in perenne viaggio verso me stessa, per una figata pazzesca, indescrivibile.

Come ho scritto nell’email che accompagna La Bullet di questo mese, per l’esperienza che sto facendo in prima persona credo che creatività e gratitudine siano insieme un potente strumento di consapevolezza. Devo ancora mettere a fuoco un po’ di cose (ossia devo ancora farci un’esperienza approfondita), appena sarò pronta condividerò anche questo viaggio, che non ha nulla a che fare con le doti artistiche o il talento, la creatività si allena, ne sono la prova: ero convinta di non averne 20 anni fa quando mi sono approcciata alla grafica per caso, studiavo ingegneria all’epoca ed ho detto tutto.

Ora mi segno da qualche parte di raccontare questa storia, non ora perché è arrivato proprio il momento di mettermi all’opera.

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