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Qualunque cosa succederà

  • Buddismo
  • 9 min read

Di segui trovi la mia esperienza buddista così come l’ho raccontata in occasione della riunione donne di giugno 2023. Pratico il Buddismo (Nichiren Daishonin) e sono membro della Soka Gakkai da maggio 2007, ad oggi mentre scrivo sono 16 anni tondi tondi di pratica.

Il mio intento, condividendo questo tipo di contenuti, non è convertire le persone, né tanto meno difendere la Soka Gakkai dalle tante falsità che ci sono online.

Questo Blog e tutto il mio lavoro online sono la manifestazione laica e umanistica di quello che la pratica buddista mi ha insegnato fino ad oggi: i principi alla base sono riconoscere e rispettare ogni forma di vita e, anche se non è sempre facile lo ammetto, è quello che cerco di mettere in pratica ogni giorno.

Condivido questa esperienza perché sento che può dare qualcosa alle persone indipendentemente dalla propria fede. Condivido questa esperienza con l’atteggiamento che contraddistingue tutto il mio lavoro: incoraggiare chiunque inciampi nelle mie parole. Fatene ciò che volete, con cura.

Buona lettura, buona vita, buon tutto!

Sono Adriana e sono quella di Genova: è il modo in cui vengo sempre presentata da queste parti e mi piace un sacco. È proprio quello che racconterò oggi, di come Sarzana rappresenti la mia prova concreta dopo 16 anni di pratica.

Ho conosciuto il Buddismo nel 2003 tramite una conoscenza lavorativa, ho iniziato a frequentare le riunioni, mi facevano stare bene anche se non ci capivo molto.

Un giorno proprio durante una riunione di discussione tutte le persone hanno iniziato a litigare tra di loro ed ho pensato forse questa cosa non dovrebbe succedere. In seguito il gruppo è stato diviso (ho capito solo anni dopo che era una prassi dell’organizzazione quando i gruppi sono molto numerosi, ma non mi addentro nei tecnicismi). Ho seguito la parte giovane: alla prima riunione ho sentito solo critiche verso l’ex responsabile di gruppo e alla seconda altre verso la religione cattolica (sono stata cattolica praticante per 14 anni), non ero a mio agio, dov’era finito lo spirito di gratitudine e il rispetto, così ho lasciato perdere.

A fine 2006 frequentavo una persona ma subito dopo capodanno non si è fatta più sentire. Patisco ancora adesso quando le persone spariscono. Mi sentivo disperata e piangevo.

All’epoca lavoravo in proprio e avevo un piccolo ufficio su strada. Mi sono chiusa in bagno e seduta per terra ho iniziato istintivamente a fare Daimoku, ho pensato se questa cosa funziona e lui mi spunta davanti io inizio seriamente a praticare.

Sono stata lì seduta per terra per pochi minuti e quando sono uscita lui era davanti alla porta dell’ufficio.

Mentre mi raccontava cose pensavo solo oh cavolo ora devo iniziare a praticare sul serio e com’è che sono così calma?!. Non ero più disperata, non sentivo più malessere e non mi importava nulla di quello che aveva da dire tanto che, finito il suo discorso, l’ho invitato gentilmente ad andarsene.

In quel periodo in casa mia la situazione era pessima per via della vecchia attività di famiglia, vivevo con i miei e i rapporti con mia madre erano così tesi che non ci parlavamo. Questo in realtà è il vero motivo per cui mi sono riavvicinata alla pratica e l’esperienza fatta con quel ragazzo mi ha dimostrato quanto potesse essere potente.

Dopo qualche mese la responsabile giovane del mio gruppo si è trasferita e poco dopo la responsabile donne è mancata per un tumore. In casa era sempre il delirio, il lavoro insomma e ho definitivamente realizzato che era il momento di ricevere il Gohonzon (la pergamena davanti alla quale pratichiamo e che segna la conversione al Buddismo di Nichiren).

Tutto cambia, le persone vanno e vengono, le relazioni i soldi il lavoro tutto va e viene, ma niente può levarti la fede, il Gohonzon rimane lì monolitico sia che tu pratichi tutti i giorni regolarmente sia che tu sia un po’ artista in questo.

Ci tengo molto a sottolineare questo aspetto non perché dobbiamo farci un buddismo fai da te, le regole, passatemi il termine, sono quelle che mi hanno permesso di sfidarmi ed essere qui oggi a raccontare la mia esperienza, ma perché viviamo in una società performante che ci vuole sempre al top e perfette, che vede l’errore come una condanna. In 16 anni di pratica la mia relazione con il Gohonzon è stata letteralmente un sali e scendi e non me ne vergogno: è questa sincerità, è questo mio essere imperfetta che mi ha permesso 15 anni dopo di realizzare un obiettivo che mi ero scritta e dimenticata all’inizio di questo percorso: lasciare Genova.

Me ne sono dimenticata non perché non fosse importante ma perché nel mentre ho vissuto molte vite: sono andata via di casa, ho chiuso la prima attività, ho recuperato un legame con i miei genitori, ho rischiato di perdere mio fratello in un incidente quasi mortale (è vivo e rompe ampiamente le scatole per fortuna), ho lasciato il posto fisso per aprire la mia ciclofficina a Genova, ho fatto tantissima attività ed ho perso il piacere di fare attività, ho scritto tantissimi obiettivi e ne ho realizzati moltissimi per poi sempre di più chiudermi e ritrovarmi a non avere più obiettivi. Ma mai ho perso il mio legame con il Gohonzon: come ha detto Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, la relazione con il Gohonzon è come un matrimonio.

Ad inizio agosto 2021 ho incontrato Marco. Ero in un momento della mia vita dove pensavo solo al lavoro dopo tante relazioni pessime di cui le ultime due con un narcisista manipolatore e un altro tizio convinto che se diventi mamma devi mollare il lavoro. Non proprio nelle mie corde. Così mi sono detta ok, non è la mia missione, sposarmi diventare madre non è la mia missione.

Non era rassegnazione ma consapevolezza, soprattutto del mio valore e che non dovevo più buttarmi via per non stare da sola, tanto che Marco ha ricevuto un po’ di no, non ero convinta del perché volesse frequentarmi, era appena uscito da una relazione e conoscevo bene anche quella situazione, quello della donna caronte che accompagna gli uomini durante le fasi difficili della loro vita e poi viene mollata quando stanno bene.

Ha abbattuto tutte le mie difese e l’ha fatto naturalmente, la nostra storia è cominciata in modo così semplice e naturale che abbiamo deciso praticamente subito di sposarci.

Due folli per tutte le persone che avevamo vicino, ma entrambi avevamo chiaro cosa volevamo ed era chiaro che finalmente avevamo incontrato l’altra metà della mela. Ci siamo sentiti dire di tutto, cose molto brutte, cose preoccupate: non ce n’è importato nulla e a maggio 2022 ci siamo sposati. Non avevo ancora realizzato di aver raggiunto uno dei miei obiettivi più importanti: lasciare Genova. Era solo una decisione razionale: io ero in affitto lui aveva casa di proprietà, io partita iva lui dipendente. Era solo una decisione pratica.

Mi sono trasferita 3 mesi dopo il matrimonio con casa ancora da finire (evviva le ristrutturazioni) e decidendo di tenere l’attività a Genova: una settimana al mese tornavo e dormivo dai miei, ə clienti erano soddisfattə, io sempre meno.

Dormire dai miei è stato l’ultimo pezzo di un percorso in cui ho capito quanto i genitori sono esseri umani e commettono errori, di come non fossi realmente pronta ad andarmene, ma di come fosse necessario stare lontano per stare bene. Quindici anni prima sarei voluta andare in capo al mondo piuttosto che stare lontano, quando mi sono trasferita mi si è accartocciato il cuore.

Come sempre quando si raggiunge un obiettivo è oltre ogni propria aspettativa: sono via da Genova ma abbastanza vicina da poter correre se serve e con un rapporto totalmente trasformato con i miei genitori, soprattutto con mia madre.

Realizzato che ripagare il mio debito di gratitudine con loro non voleva dire rimanere fisicamente vicino a loro ho deciso di fare l’ulteriore passo di chiudere l’attività e trasferirmi definitivamente.

Non avevo ancora preso coscienza di aver realizzato uno dei miei obiettivi più importanti, finché un giorno ho ricominciato a scrivermi gli obiettivi, non i soliti riportati di anno in anno con l’idea di rilanciare sulle cose non realizzate, ma completamente nuovi. Ho realizzato che stavo trasformando la mia vita e che avevo raggiunto uno degli obiettivi più importanti quando ho ammesso a me stessa che non volevo un’altra ciclofficina ed ho ripreso in mano vecchi sogni lasciati nel cassetto.

Metto letteralmente i sogni nel cassetto, durante il trasloco ho ritrovato il vecchio quaderno degli obiettivi iniziato nel 2007, nel leggere quante cose avevo realizzato, ho trovato anche un andarmene da Genova.

Gli obiettivi non sono mai fini a sé stessi e neanche pratichiamo per quelli, lo facciamo per alzare il nostro stato vitale, ma è difficile alzarsi al mattino e dirsi ora vado ad alzare il mio stato vitale, più facile avere l’espediente, come si dice tra buddistə.

Quando pratichi realizzi molto al di là.

Durante il passaggio tra una città e l’altra ho finalmente ricevuto la diagnosi di Adhd, deficit di attenzione e iperattività: era il 10 novembre 2022, sono stata sotto shock e felicissima allo stesso tempo per parecchi giorni. Come ci sono arrivata è un’esperienza dentro l’esperienza (la teniamo per un’altra riunione che è meglio).

Noi non siamo i nostri errori, il nostro lavoro, le nostre relazioni, le nostre malattie. Tutti questi aspetti sono solo una parte di noi. Ricevere la diagnosi ha messo insieme il puzzle e mi ha fatto rivedere tutte le mie scelte sotto una luce diversa, ma di una cosa sono stra sicura: la luce più importante rimane quella della fede.

Qualche settimana fa mi hanno chiesto come stai qui, ti sei ambientata, ci ho messo un po’ a capire perché me lo stessero chiedendo: Sarzana per me è casa.

Ho di nuovo un quaderno degli obiettivi, non li scrivevo su carta da anni. Ed è uno dei tanti benefici di essermi sfidata nel raccontare questa esperienza.

Sono la persona più fortunata e felice del mondo, provo immensa gratitudine verso me stessa la mia famiglia di origine quella che sto costruendo, verso la vita e questo al di là di ogni obiettivo, perché qualunque cosa succederà sarà sempre quella giusta per la mia felicità e per la felicità delle persone vicine. Questo è quello che ho capito e avuto il privilegio di sperimentare ogni giorno negli ultimi 16 anni grazie alla pratica.

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