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Cosa succede dopo il primo mese con Happy🦋?

Come spesso capita quando ci sei in mezzo tendi a dare per scontato molti aspetti: ad esempio chi pratica sport dà per assodato un certo tipo di alimentazione o chi padroneggia una materia può pensare che i principi base siano conosciuti.

Non sono esente da questo meccanismo, tanto che la prima volta in cui mi hanno chiesto ma scusa cosa succede dopo i primi 30 giorni, sapevo la risposta ma non riuscivo ad esternarla: i primi 30 giorni sono l’inizio e sono così certa che, chi si metterà in gioco non mollerà più Happy🦋, da darlo per scontato.

Quando si parla di costruire nuove abitudini, esce sempre fuori il mito dei 21 giorni: se riesci ad attuare un cambiamento per 21 giorni di seguito allora l’avrai fatto tuo. Non ho usato la parola mito a caso.

Basta farsi un giro su Google1 per vedere che questa idea dei 21 giorni nasce da un’errata interpretazione di una teoria e, mia opinione personale, dalla ricerca costante della soluzione facile.

Cambiare è una delle cose più difficili che corpo e mente sono chiamati a fare: come racconto spesso (e da semplice appassionata della materia), il cervello è biologicamente progettato per ottenere il massimo con il minimo sforzo, un cambiamento rappresenta uno sforzo notevole e, non a caso, se si riesce ad avere una forte motivazione diventa – relativamente – più facile raggiungere il proprio obiettivo.

Vari altri studi affermano che per costruire una nuova abitudine servono minimo 21 giorni e una media di 66. Ci sarebbe da chiedersi se questi studi tengano conto di neurodivergenze e di quanto in quest’epoca siamo sovraeccitatə da stimoli (e da ansia da prestazione).

La scelta dei 30 giorni non nasce da un qualche ragionamento scientifico: Happy🦋 è stato costruito sulla base della mia esperienza che, in quanto tale, è parziale e non statisticamente rilevante: 21 giorni non mi sono mai bastati, 66 giorni li percepisco come un tempo troppo lungo; un mese, quattro settimane, mi sembrano sufficienti per iniziare ad osservarsi.

I primi 30 giorni rappresentano il punto di partenza e non c’è un vero e proprio punto di arrivo. Come dicevo all’inizio, quando sperimenti quanto è potente questo strumento, puoi avere alti e bassi (io ne sono la dimostrazione), essere più o meno costante, ma alla fine ci torni sempre perché sai che funziona, richiede uno sforzo relativo e qualche minuto del proprio tempo quotidiano2.

Happy🦋 parte come uno strumento per praticare la gratitudine e allenare la felicità e diventa anche un mezzo per prendersi tempo per sé e per imparare a smontare le proprie aspettative (ne parlo sul Podcast3 in Tutte le parti portano ad una somma: le aspettative fregano sempre, spesso sono slegate dalla realtà e vicine ad un’ideale irraggiungibile).

Ma visto che la teoria rimane sempre un po’ fumosa, andiamo direttamente al mio Happy🦋 di maggio. Lo compilo pubblicamente proprio con questo scopo: dimostrare in prima persona come funziona e, soprattutto, che averlo creato non significa essere immune da errori e pregiudizi.

Quando compilo il mio Happy🦋?

C’è una piccola distinzione da fare: farlo pubblicamente o privatamente sono due cose differenti.

Nel proprio intimo si prende il diario (quaderno, app, parete… insomma quello che hai scelto come strumento) e si inizia a scrivere: l’ideale è un momento per sé, senza distrazioni, ma se ti rimane solo il tempo in auto appena mollato ə figlə all’asilo o in pausa pranzo mentre mangi, va bene tutto. Non puntiamo all’ideale, ma alla flessibilità: se ci si aspetta di fare le cose sempre in un dato modo, non si va avanti per più di due giorni.

Allenare la costanza non significa fare le stesse cose, nello stesso orario, con le stesse modalità: questa è rigidità.

È più utile trovare un arco di possibilità (partendo dall’ideale e creandosi delle alternative pratiche) entro cui muoversi, che ci aiutano a portare avanti con costanza quello che desideriamo.

Lo compilo pubblicamente il giorno dopo, privatamente prendo appunti (un po’ volanti) durante la giornata, soprattutto se ho paura di dimenticarmi qualcosa, ma le metto nero su bianco in differita di 24 ore perché mi aiuta a vedere tutto con il giusto distacco e nella totalità della giornata: è il mio metodo, non deve diventare il tuo. Fai le tue prove e i tuoi esperimenti!

Come si può vedere dall’Happy🦋 di maggio, ho l’obiettivo che sia quotidiano, ma spesso diventa settimanale: quello che vedi online riflette quello che succede offline, a volte mi perdo presa dalle mille cose da fare e mi sono posta il limite di non andare oltre i 7 giorni (che sono già tanti).

Per capire quale è il tuo limite (se non lo conosci già) puoi fare due cose:

  • Ripensare alle abitudini che hai perso o che hai provato a costruire senza successo: quanti giorni hai impiegato prima di perderti?
  • Compilare Happy🦋 non saltando più di 2 giorni consecutivi. È molto più complicato spiegarlo a parole che farlo, ma il meccanismo è più o meno questo: hai l’obiettivo dei 2 giorni, ne hai saltati 4, corri (si fa per dire) a compilare Happy🦋: quanta fatica stai facendo a mettere a fuoco tutto quello che è successo nei giorni scorsi? E la fatica è dettata dalla valanga di emozioni belle vissute oppure no?

Sette giorni è il mio limite massimo, mi capita quando sono sovraccarica di cose da fare, lo so e, diciamo, riesco a gestirlo (anche se vorrei migliorarlo) sono allenata a praticare la gratitudine, ho avuto anni per conoscermi e osservarmi: se non hai mai fatto un percorso simile, non imitarmi, fai i tuoi esperimenti, scrivi il più possibile!

Il primo mese è un immenso esperimento, in cui si fatica a guardare anche alle cose che non vanno (punto che ha aperto molti confronti) ed è il motivo per cui ho creato il Viaggio in compagnia: per me non è un lavoro, non ci guadagno nulla (a parte qualche caffè virtuale) e non prometto miracoli di 7 giorni, so che ci vuole più tempo e so che ne vale tutto l’impegno.

Ma alla fine di tutte queste chiacchiere, come è andato il mio maggio?

Esausto, a tirare le somme di quello che ho scritto, pare proprio che sono stanca (non che non lo sapessi ma mi ha fatto effetto lo stesso).

Alla fine dei 30 giorni prendo carta e penna, conto quanti giorni ho saltato e che umore ho scritto, limito molto le etichette per evitare (come ho fatto la prima volta) un eccessivo lavoro di interpretazione e raggruppamento.

Tutto quello che è buon umore e tranquillità lo segno come felice: in fondo la felicità è la causa. Per il cattivo umore uso più sfumature: insofferente, nervosa, esausta, stanca. Potrebbero sembrare tutti sinonimi in effetti, forse ne levo qualcuno: lo scopo non è descrivere esattamente il mio umore con una parola (per quello c’è l’introduzione all’Happy🦋 quotidiano, è un’opzione aggiuntiva nata dalla necessità della condivisione pubblica, ma nessunə ti vieta di utilizzarla), piuttosto agevolare la sintesi di fine mese e capire su cosa lavorare.

Sui 31 giorni di maggio ne ho saltati 5 in totale, spesso ho accorpato più giorni insieme (settimane): salta subito all’occhio che è stato un mese esausto, iniziato con insofferenza mista a felicità (sì le cose possono coesistere) e finito con una stanchezza infinita (sempre mista a felicità).

Le cose coesistono perché la felicità è ovunque, ricordalo!

Che si fa per tutta questa stanchezza? Non ne ho la più pallida idea, ma so che continuare a praticare gratitudine mi aiuterà: ho iniziato maggio che non riuscivo a capire cosa fare sul lavoro, l’ho finito con un progetto ben chiaro. So anche che questa stanchezza è influenzata dalla poca pratica e dalla lotta continua contro la parte di me che mi ripete che fallirò ancora (decisamente stancante e inutile, lo so, ci sto lavorando).

Se non sai da dove cominciare e questa marea di parole ti ha solo stordito, prova semplicemente a dire4* grazie a…, nella quotidianità, decidi un momento, fissa un promemoria sul cellulare: esci da quell’idea mistica che la gratitudine è un sentimento spontaneo che arriva dal cuore, ci vorrà tempo per quello e, in ogni caso, ci sarà sempre la giornata in cui ti devi un po’ obbligare perché sai che ti fa bene.

Mi dimentico sempre la parte in cui, oltre a dire per cosa si prova gratitudine, andrebbe descritta la percezione di questo sentimento: nel mio caso è quasi sempre spontaneo, raramente forzato e razionale, ma ci sono anche questi momenti. Per capire bene cosa intendo prova a leggerti tutti i giorni di maggio di seguito.

Come sempre io sono qui e continuerò a compilare il mio Happy🦋 pubblico, credo finché avrò il Blog, che potrebbe dire per sempre, chissà, non facciamoci fregare dalle aspettative.

Per qualsiasi domanda, approfondimento, curiosità, stortura, scrivimi non è un modo di dire (e se hai voglia di confrontarti anche con altre persone, ti aspetto sul Gruppo Telegram!)

  1. Di recente mi sono imbattuta in corsi e pseudo tali che promettono cambiamenti rivoluzionari in 7 giorni, a confronto l’idea dei 21 giorni sembra sensata. Ti invito a diffidare, soprattutto quando i percorsi sono particolarmente brevi: nei primi giorni di un nuovo percorso subentrano adrenalina e endorfine che possono molto facilmente illuderci rispetto ad un cambiamento che ha bisogno di molto più tempo. ↩︎
  2. Argomento controverso, lo so, non voglio generalizzare, ogni persona sa quanto se la sta raccontando o quanto è un periodo carico. ↩︎
  3. Condivido link di Spotify per comodità ma potete ascoltarmi un po’ ovunque, basta cercare Ohibò podcast. Tutti i dettagli sulla pagina dedicata. ↩︎
  4. Scriverlo è meglio, in ogni caso non puntiamo all’ideale bensì a trovare una strada sostenibile per noi: non paragonarti, non è una gara, non c’è chi fa meglio o peggio, ogni persona segue il proprio percorso. ↩︎

L’immagine utilizzata per questo articolo è una mia opera.
Se sei curiosə puoi scoprire di più facendo un giro qui.

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