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Come aprire una ciclofficina

Questo articolo è del 2021 e l’ho scritto a seguito delle tantissime consulenze fatte a chi mi chiedeva come si apriva una ciclofficina e se ne valeva in termini sia economici che fisici.

È un testo che, all’epoca, ha richiesto 7 ore di lavoro e nel quale ho sintetizzato 5 anni di lavoro.

Oggi l’ho aggiornato e revisionato, mantenendone la struttura originale. Quello che scrivo è adattabile a qualsiasi tipo di attività (con le dovute differenze di prodotto/servizio).

Nel tempo il mio amore per il marketing è cresciuto, mi sono appassionata alla materia, che ho dovuto imparare per necessità, fino a farne un lavoro.

Sul sito trovi una serie di articoli dedicati che possono considerarsi la naturale estensione di questo testo. Per qualsiasi domanda, dubbio, curiosità, sono a disposizione, puoi usare i commenti, raggiungermi sul Canale Telegram oppure scrivermi direttamente.

“Come si apre un’attività come la tua?” è la domanda che mi hanno fatto in tantə: chi più preoccupato dell’aspetto burocratico, chi del capire dove fisicamente aprire. Le cose da valutare sono tante e diverse. Proverò ad andare con ordine cercando di essere il più lineare e chiara possibile.

Premessa importante.

Ci tengo tantissimo a ribadire un concetto fondamentale: tutto quello che scrivo e racconto è basato sulla mia esperienza personale. Non ho lauree specifiche in materia ed i miei studi scolastici sono in tutt’altro ambito.
Ciclomeccanica, marketing, grafica (che è anche il mio ex lavoro) e tutto quello che ho imparato, l’ho studiato da autodidatta. Ho una formazione completa per il mio ambito di applicazione, non in senso assoluto.
Finita la premessa, entriamo nel vivo.

Le variabili da considerare quando si apre un’attività, qualsiasi tipo essa sia, sono molte.

Tutto dipende da chi sei e dove vuoi arrivare.

Per questo ritengo che la base fondamentale di ogni azione debba essere la risposta a queste cinque domande1:

  1. Chi sei: nome, cognome, età, dove vivi, famiglia. Insomma un vero e proprio identikit di sé stessə con punti di forza e punti deboli.
    So che può sembrare superfluo, ma è da sé stessə che bisogna partire e da sé stessə si riparte ogni volta ci sarà un problema o un ostacolo. Chi ci è vicino può sostenerci ma anche avere paura, perché un’attività in proprio è impegnativa. Dobbiamo essere in grado di sopportare anche questo carico e per farlo dobbiamo conoscerci molto bene.
  2. Cosa fai: ovvero cosa fai attualmente e cosa vorresti fare.
    Anche in questo caso conta la consapevolezza di cosa lasci (nel caso di un cambio di lavoro) e chiarezza del lavoro che vuoi. In questo caso specifico è importante capire che, per quanto può piacere aggiustare bici, non sarà sempre divertente. E fidati quando dico che affermare distrattamente ma lo so mentre stai leggendo queste righe non è prova di consapevolezza.
  3. Come lo fai: come vuoi lavorare? Da solə, in società, con dipendenti o no? Vuoi aprire un negozio con ciclofficina o solo ciclofficina? Vuoi fare anche un noleggio2? Hai già chiaro questi punti e su dove vuoi aprire? Hai studiato il mercato? Conosci già eventuali fornitori? In che modo pensi di far funzionare l’attività?
  4. Perché lo fai3: c’è chi dice che la motivazione è sopravvalutata, c’è chi dice che è fondamentale. Avere uno scopo personale nella vita aiuta ad averne uno lavorativo. Avere solo uno scopo lavorativo, non basta. Torno al punto 1: chi sei? Prova a rispondere ipotizzando il peggiore dei casi: se andasse tutto storto da dove attingeresti la forza per reagire?
  5. Quando lo fai: quali tempi darsi per aprire l’attività? E quali gli step periodici in cui monitorare come stanno andando le cose? Ci vuole tempo: non pensare di aprire oggi e dopo un mese tirare le somme.
    Per quel che mi riguarda, ragiono più o meno a trimestri, cercando di capire se sto facendo bene non solo in base agli incassi (inevitabilmente stagionali, anche a seconda della località), ma in base al mio umore, alla risposta deə clienti, al mio stile di vita (se migliora o se peggiora4).
    Un modo per monitorarsi è scrivere le risposte a queste cinque domande nero su bianco e rileggerle a distanza di tempo, correggendo dove serve, perché con l’attività si matura nuova esperienza (indipendentemente dall’età anagrafica, se si vogliono far funzionare le cose bisogna continuare a studiare e crescere). La regola dice che ci vogliono tre anni per capire l’andamento di un’attività, per questo bisogna mettersi dei limiti ragionevoli: se al primo anno si è in perdita è considerato normale, ma come si è lavorato? Dove si può migliorare? L’attività è comunque in crescita? In generale si sente ottimismo e fiducia?

È necessario rispondere nel modo più completo a tutte e cinque le domande. Se ne manca anche solo una, fermati finché non avrai tutte le risposte. È come costruire una casa con un pilastro in meno rispetto al progetto strutturale: magari ci sta anche su, ma per quanto?

Questo è solo l’inizio. A mio avviso ci sono altre cose importanti che, se tralasciate, fanno partire zoppə o non fanno partire affatto.

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Serve unə bravə commercialista.

Ma cosa vuol dire? Unə professionista disponibile: sembra banale ma avere una persona, oltre che preparata (lo do un po’ per scontato ma non lo è), partecipe dell’attività, che risponde al telefono (compatibilmente con le proprie esigenze, sia chiaro) è fondamentale per orientarsi nella giungla che è la burocrazia italiana.

Anche perché basta veramente un attimo per sbagliare qualcosa e trovarsi con qualche sanzione o cartella esattoriale (ahimè, ne so qualcosa).

Ed è proprio con ə commercialista che va valutato il regime fiscale. Senza addentrarmi troppo in argomenti complessi e non di mia competenza, mi limito a raccontare cosa ho fatto per la mia attività.

La distinzione principale da effettuare è quella tra regime forfettario e regime ordinario.

Nel primo caso non scarichi iva e il pagamento delle tasse è forfettario (una percentuale calcolata in base a diversi parametri su cui non mi dilungo), non hai obbligo di inventario e hai un tetto massimo di fatturato di 85000 euro5 nella maggior parte dei casi. Gli adempimenti fiscali previsti sono la dichiarazione dei redditi, inps, inail e camera di commercio.

In realtà il tetto massimo di fatturato e il calcolo delle tasse dipende dal codice ateco: sostanzialmente un numero che viene assegnato all’attività in base alla natura della stessa e da cui dipendono tutte le indicazioni fiscali. Questo codice dipende a sua volta dal tipo di attività che vorrai aprire: se solo ciclofficina oppure anche vendita, oppure noleggio, e così via.

Nel caso di regime ordinario hai molti più adempimenti fiscali da gestire, oltre al pagamento dell’iva, ma di contro scarichi le spese sostenute.

Nel mio caso ho deciso di aprire in regime forfettario, ho preferito non scaricare le spese seppur significative a fronte di adempimenti fiscali troppo dispendiosi per un’attività all’inizio, in primis la parcella del commercialista che varia per un semplice motivo: ha molto più lavoro. Mi porrò nuovamente questo problema quando sarò vicino al tetto massimo di fatturato: come si suol dire un happy problem.

Capito perché ho scritto che serve unə bravə commercialista? Non pensare di fare tutto da solə: oltre ad essere fisicamente impossibile, rischi veramente di fare degli errori stupidi e dispendiosi. Risparmiare sul commercialista è un errore6: trovarne uno con cui ti trovi bene, anche economicamente sia chiaro, consideralo il tuo migliore investimento.

Un commercialista competente ti chiederà: conosci il tuo mercato di riferimento?

Hai deciso di aprire una ciclofficina o un negozio? Dove? Chi c’è nella zona? Che tipo di passaggio? Oppure oltre la zona/quartiere specifico, quale è l’offerta della città? E soprattutto cosa puoi offrire di diverso? Un sacco di domande lo so, ma non sono neanche tutte. Per rimanere nel concreto ritorniamo al mio caso.

La mia città7 offre pochi negozi, con officine specializzate solo in quello che vendono. Così mi sono lanciata nell’aprire una ciclofficina di solo riparazione di qualsiasi modello di bici e nessun tipo di vendita.

Una scelta che complica molto le cose: il magazzino è limitato ai ricambi più comuni e la maggior parte li ordino specificamente in base al lavoro che devo eseguire. Capita che mi tenga la bici qualche giorno se serve. che abbia necessità di studiarmi la bici se è un modello che non ho mai visto.

Dove vuoi aprire? Nei pressi di una ciclabile o in città? Zona cicloturistica oppure no? Ma soprattutto cosa vuoi offrire di unico? Questa unicità può essere espressa in molti modi, dal tipo di servizio offerto al cosa si vende.

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La gentilezza è importante.

Se c’è una cosa che rimane impressa nei clienti è la gentilezza e l’attenzione con cui ci si occupa di loro, della loro esigenza, vogliono sentirsi esclusivi e se riuscirete in quello avrete già vinto.

Qualcunə più espertə di me lo dice sicuramente meglio: se decidi di fare vendita dovrai batterti sul ring del prezzo, se affianchi un servizio (o come nel mio caso offrire esclusivamente un servizio) il prezzo diventa uno dei tanti fattori da considerare, non l’unico.

Se vendi una bici, per quanto bella, ultimo modello, super, ad un prezzo maggiore di un concorrente difficilmente la venderai. Chi è che paga di più solo per la simpatia del venditore? (Magari c’è, non lo so, sto facendo un discorso in generale). Se vendete insieme a quella bici un certo tipo di assistenza, di disponibilità, allora non state vendendo solo una bicicletta.

C’è un altro fattore da considerare e con quello che sto per scrivere mi attirerò le ire di molti miei colleghi: i meccanici tendono ad essere arroganti, soprattutto se vedono una donna o qualcunə che ne capisce poco. E non sto parlando a caso: è il motivo per cui sono diventata ciclomeccanica. Già solo porsi in maniera diversa diventerà la tua fortuna.

Ad esempio, se non vuoi dare un servizio, come aggiustare bici da bambino, puoi dirlo con cortesia e eventualmente indicare al cliente dove andare. C’è differenza tra “io quella roba non la faccio” e “non aggiusto questo tipo di bici ma potrebbe provare ad andare là….”

Tra tutte le caratteristiche, acquisite o innate, il rispetto e la cortesia per ə clienti sono fondamentali.

E se ne ho scritto così tanto è perché non sono affatto scontate. Mentre, ovviamente, sto dando per scontato la professionalità e la competenza tecnica.

Su questo argomento un’unica nota: si fa più bella figura a dire “questa cosa non la so fare” che eseguire un lavoro fatto male. Ad esempio, nel caso di lavori mai visti prima, dico sempre “non l’ho mai fatto ma se mi lasci studiare lo faccio”. Finora ha funzionato e, grazie ad ogni lavoro, amplio il mio bagaglio professionale.

Vendita sì o no? E perché non la faccio?

Ho scelto di non fare vendita perché non ho la pazienza e perché voglio solo fare riparazione.

La vendita di biciclette impone un certo tipo di investimento economico e di spazio, che non tuttə hanno voglia di affrontare e che, a mio avviso, dipende da dove intendi aprire: l’Emilia non è la Liguria, il Trentino non è la Calabria. Impone analisi molto più approfondite su cui non mi dilungo.

Una soluzione, adottata da moltə, è la vendita su ordinazione. In questo modo si tagliano sul nascere tutta una serie di problematiche.

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Dietro ogni tipo di attività ci sono i fornitori.

La cosa più pratica è contattare gli agenti di zona: basta chiamare le aziende che interessano che, a loro volta, forniranno i relativi contatti. Questo va fatto prima di aprire: servirà per analizzare i costi.

Inoltre chi non ti considererà non merita. Se non ti ascoltano prima, difficilmente lo faranno dopo. O meglio anche lo facessero vuoi lavorare con queste persone?8

Saper contrattare si impara strada facendo, intanto è utile sviluppare una faccia di bronzo: ə agenti sono simpaticə e disponibilə ma non sono amicə, sono persone che devono vendere.

Il bene della tua azienda lo fai tu, non il fornitore. In generale evita esclusive, controlla sempre i costi di spedizione e ricordati che i prezzi sono sempre al netto dell’iva.

Abbiamo parlato delle cinque domande, della scelta del commercialista, dell’unicità del servizio e del rapporto con il fornitore. Ora le idee sono belle confuse e incasinate e sorgerà spontanea la domanda delle domande: ma non servono anche i soldi per aprire un’attività? E quanti ne servono?

I soldi servono a poco senza aver chiaro quanto detto finora: dipende tutto da quale tipologia di attività volete aprire.

Come trovare il denaro da investire dipende da svariati fattori: potresti chiedere un prestito, averli, essere disoccupati e richiedere l’anticipo naspi (ossia la disoccupazione in un’unica soluzione: verifica le procedure che cambiano continuamente). Insomma dove reperire i fondi non lo posso certo dire io: nel mio caso ho unito tfr e naspi.

Di seguito riporto un elenco di massima delle spese da tenere in considerazione per farsi gli opportuni conti:

  • Apertura partita iva
  • Inail (arriva poco dopo l’apertura della partita iva)
  • Inps (dipende dal tipo di attività, ma per commercianti e artigiani è una quota annuale fissa da pagare ogni tre mesi)
  • Commercialista
  • Assicurazione professionale
  • Affitto locale (compreso deposito cauzionale e registrazione del contratto)
  • Allaccio o volture utenze
  • Attrezzatura officina (compresi banchi, scaffali, ganci porta bici, pannelli porta attrezzi e cavalletti)
  • Ricambi (per questo sono utili fornitori e colleghə che posso consigliare su quelli più comuni per iniziare, se è prevista la vendita i ricambi sono di conseguenza)
  • Materiale per pulizia delle biciclette
  • Eventuale telefono dedicato (se si vuole dividere professionale da personale)
  • Registratore di casa, compresa revisione annuale in alternativa servizio per la gestione della fatturazione elettronica
  • Adempimenti comunali per avviamento dell’attività
  • Iscrizione alla Camera di Commercio (obbligatoria sia per sola riparazione, che vendita o noleggio)
  • In caso di noleggio: flotta bici e relativi ricambi
  • In caso di vendita: magazzino bici
  • In caso di vendita a catalogo: eventuale campionario bici (ad esempio una da esposizione oppure una per taglia)
  • In caso di soci e dipendenti: vanno valutati tutti i relativi costi di una società e/o delle assunzioni

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A questo elenco mancano due voci che considero dei veri e propri investimenti: formazione e comunicazione.

La formazione per unə ciclomeccanicə è continua ed è formazione anche spendere un’ora di più su una bici se da quel lavoro si impara qualcosa.

La prima volta che ho regolato il mio deragliatore anteriore ho impiegato circa un’ora. Ora, a seconda di quanto posso essere maniacale e precisa, posso impiegarci esagerando cinque minuti. Quell’ora non è stata persa. E come questo potrei fare molti altri esempi.

È vero che avere un’attività vuol dire ottimizzare tempi e costi, ma non tutte le perdite di tempo lo sono realmente.

La formazione può essere anche esterna, attraverso corsi di formazione da svolgere personalmente o da eventuali dipendenti. Inoltre, nel caso di vendita di determinati prodotti, la formazione e l’esclusività fanno la differenza (un esempio classico sono le biciclette elettriche).

Un servizio in esclusiva che obbligatoriamente porta lavoro, non autorizza a trattare male ə clienti. Anche perché, alla lunga, trovano il modo di arrangiarsi. Siate lungimiranti nelle scelte. E studiate, sempre, continuamente.

Nulla è scontato e anche ə dipendenti vanno formati senza il timore che se ne vadano. Chi lavora bene non ha motivo di andarsene, avere gli strumenti giusti, compresa la formazione, è un bel lavorare.

Sulla comunicazione si apre un universo infinito, in conclusione di un post già lunghissimo (l’argomento è sostanzioso e complesso). Vado al sodo riportando cosa ho fatto in pratica.

Ho studiato il mio logo, i miei colori, la mia immagine. Ho aperto il blog de La Ciclista Ignorante ed ho iniziato a scrivere. Nel mentre frequentavo corsi di ciclomeccanica in giro per l’Italia (come spiegato sopra bisogna formarsi). Ho aperto diversi canali social e nel mentre studiavo marketing e comunicazione (l’ho detto che bisogna studiare?).

Ho creato la mia immagine offline ed online, ho mantenute le mie scelte etiche e personali, ho dato una direzione precisa a come volevo essere percepita.

Quando ho aperto la ciclofficina, il mio logo richiamava qualcosa, il mio nome già girava e ə ciclisti passavano anche solo per la curiosità di conoscere la ragazza che aggiusta biciclette.

Ma io sono anche una grafica ed ho fatto tutto in casa. Ammetto che è stato un po’ faticoso anche perché creativamente il confronto è importante, ma comunque sapevo cosa stavo facendo. Se non si è praticə è importante affidarsi a qualcunə di competente: non il cugggino, ma neanche dalla mega agenzia che fa pagare tutte le virgole che cambia9.

È fondamentale investire in quella che sarà la propria immagine. Cerca qualcunə che ti ispiri che non ti vincoli in modo strano: esistono ancora professionisti e professioniste che fanno bene il loro lavoro.

La parte web è ancora un altro aspetto: unə graficə non è ə social media manager (definizione stra abusata e pure male). Si può imparare oppure delegare: è un mondo in continuo cambiamento e le considerazioni da fare sono tante.

Di solito, a questo punto del discorso, vedo facce storte di chi pensa che è tutto esagerato o, peggio, inutile. Potrei partire con uno dei miei discorsi filosofici, ma non lo farò. È una delle piaghe, per lo meno italiche, quella delle piccole medie imprese senza un’immagine coordinata, un logo, un’identità.

Si può riflettere su questi aspetti o ignorarli. Riflettere e provare ad applicarli, fa già una bella differenza rispetto alla media.

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In chiusura di questo articolo la domanda che ancora frulla in testa è come trovare ə clienti.

A questo serve una comunicazione curata ed una presenza online ed offline: a comunicare che si esiste e cosa si fa. Ed è un lavoro continuo per far funzionare un’attività.

Si vive del passaparola e ormai un po’ meno del passaggio: ma come si genera questo passaparola? La comunicazione è parte integrante del lavoro, se si smette di comunicare, si smette di esistere.

Sono moltissime le cose su cui ragionare, non solo se preferisci aggiustare bici da corsa o mountain bike, o se vuoi fare un noleggio o meno. Si va dalle proprie competenze personali ad aspetti burocratici e noiosi. Rifletti attentamente su ogni aspetto senza lasciare nulla al caso, gli imprevisti esistono e prepararsi al meglio è possibile.

Nota a margine ed è un consiglio dal cuore: non parlare male dei concorrenti.

Lo dico io che ho appena detto che sono tutti arroganti, ma lo dico anche in faccia, non sto parlando dietro. I giudizi sui lavori altrui sono da evitare, perché è troppo facile parlare senza sapere come sono andate le cose e, in ogni caso, nessunə è esente da errori. Ultimo ma non ultimo: nello screditare ə altri si fanno figure meschine e si rovina la propria immagine.

Quello che hai appena letto è uno degli articoli più corposi mai scritto fino ad oggi, in cui ho investito moltissime risorse e tempo. Ma non basta ad esaurire l’argomento, che è complesso e articolato.

Se hai domande sono a disposizione ma c’è una condizione: prima leggi l’articolo. Sembra banale ma in passato mi è capitato tante volte di sentirmi dire “non ho tempo di leggere” come se il mio tempo fosse infinito o, peggio, scontato.

Tutto il Blog (e l’universo connesso) si basa sulla condivisione senza riserve, ma il rispetto è un requisito imprescindibile.

E grazie di aver letto fin qui. Buon proseguimento, buona fine, buon inizio, buona vita, buon tutto!


  1. Su questo argomento ho scritto un articolo dedicato che trovi a questo link. ↩︎
  2. Con l’esperienza, anche alla luce del trasloco a Sarzana, oggi (ottobre 2025) consiglio di associare almeno il noleggio alla riparazione. Dipende molto dalla località e sono diverse le valutazioni da fare. Se hai bisogno di un confronto, sono qui. ↩︎
  3. Questa fa sempre un po’ Masini scritta così, ma il perché è fondamentale, soprattutto nei momenti di crisi e confusione che, inevitabilmente, arriveranno. ↩︎
  4. È un segnale a cui ho imparato a stare attenta a prescindere dall’Adhd. Quando ho aperto la ciclofficina ancora non avevo ricevuto la diagnosi. ↩︎
  5. Controlla questa informazioni e in generale quelle fiscali e pratiche. Dalla stesura dell’articolo a quando lo leggerai potrebbero essere cambiati diversi fattori, tra cui normative, leggi e il mercato. ↩︎
  6. Dalla prima stesura dell’articolo ad oggi (ottobre 2025) sono cambiati diversi adempimenti fiscali: all’inizio si poteva fare ricevuta cartacea semplice, oggi è obbligatorio un registratore di cassa o, come avevo fatto io, passare direttamente alla fatturazione elettronica. Avere unə commercialista che ti segue è diventato imprescindibile. ↩︎
  7. Parlo di Genova, dove ho aperto la ciclofficina nel 2018 e vissuto fino al 2022. ↩︎
  8. Questa è una considerazione molto personale, ma per me l’etica è un valore fondante nella vita e nel lavoro. ↩︎
  9. Da quando ho aperto ad oggi sono cambiate tante cose, soprattutto nel digitale. È arrivato Canva sdoganando un lavoro che non è più solo appannaggio di agenzie. Occuparsi della propria comunicazione non significa fare solo la parte grafica, il discorso è molto più articolato e lo affronto (anche) in questa serie di articoli. ↩︎

Grazie per il tuo tempo. Scrivo per allenarci insieme a una visione generativa, senza giudizio né performatività. Questo spazio serve a spostare lo sguardo e riconoscersi nella complessità. Se vuoi continuare a leggermi, iscriviti a Ohibò Newsletter. Senza fretta e senza fronzoli.

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