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Appoggio qui

La stanchezza non passa da sola, ma dormire di più non è la soluzione: finisce sempre che mi fisso sul pensiero dell’essere in ritardo con le cose da fare. In ritardo rispetto a cosa è sempre la domanda del secolo: rispetto alle mie stesse scadenze e non è che queste scadenze io le stia sbagliando?

Dopo averci girato molto intorno (e per molto intendo molti mesi), dopo essermi chiesta (e averci provato) se tornare dipendente o meno, essermi interrogata quali, tra i mille lavori che faccio, mi piace di più, quale può ancora avere spazio nel mercato attuale, dopo essermi posta tutte queste domande ho agito nell’unico modo che conosco: seguire il mio istinto per realizzare i miei sogni.

Non quelli delle altre persone, non le aspettative (vere o presunte) che mi sento addosso, ma i miei sogni.

Così da settimane lavoro al mio e-commerce di opere, un progetto che definito e-commerce non rende affatto, ma ne parlerò a tempo debito.

L’avevo già fatto in passato, più per gioco che per altro. Non è difficile la parte tecnica in sé, il sito per intenderci, ma decidere cosa metterci, capire quante e quali opzioni dare. Mio malgrado ho dovuto studiare e capire come funzionano le spedizioni.

Non ero partita con questa idea, anzi, proprio l’idea di imballare e spedire mi metteva troppa ansia. Volevo appoggiarmi ad un marketplace esterno: quello che avevo pensato ha chiuso (si è fuso con un altro aumentando di brutto i costi), altri non mi convincevano. Ero disposta a pagare un fisso mensile e una percentuale sulla vendita piuttosto che occuparmi in prima persona delle spedizioni, ma l’universo mi ha fatto capire chiaro e tondo che dovevo affrontare questo scoglio.

Ho perso l’incoscienza di anni fa e l’ansia di sbagliare mi accompagna passo passo, probabilmente quando sarà definitivamente online e, in qualche modo, non più solo mio passerà: come quando preparavo allestimenti mostre e fino al minuto prima dell’inaugurazione vedevo tutti i difetti e un minuto dopo andava bene come era. Non è un raccontarsela, è che non è più solo una cosa tua, saranno le persone a restituirti cosa piace e cosa no e molto spesso non coincide con il tuo sguardo tecnico.

Ho provato a non andare in iperfocus alternando il lavoro con altro, non sempre ha funzionato.

Oggi ho tutta la parte di prezzi pronta e buona parte delle impostazioni sistemata. Questa settimana volevo finire la prima bozza dei testi: conoscendomi subiranno molte revisioni prima della pubblicazione online. In questi casi il vantaggio di internet è evidente: tutto rimane (esistono siti che tengono in memoria ogni pagina web pubblicata, ho ritrovato pezzi di blog molto vecchi e cancellati), ma allo stesso tempo tutto è facilmente modificabile. Non è come un catalogo cartaceo (un altro dei miei sogni).

Il pensiero di quanto ho girato tanto intorno a questo passo lavorativo è la causa della mia stanchezza, sono consapevole di quale lotta abbia dentro (e la consapevolezza è sempre un buon punto di partenza): da un lato penso di aver perso solo tempo e che non ho più le energie che avevo anni fa (di giorno lavoravo come dipendente e di notte portavo avanti il Blog), dall’altro so che non sarei qui, adesso, con questa testa, senza la strada fatta, curve e deviazioni comprese.

Ma se bastasse la razionalità nella vita, oltre ad essere un po’ più piatta, sarebbe tutto più facile.

Anche se ci piace pensarlo formuliamo prima le emozioni che i pensieri nel nostro cervello, è biologia. Le emozioni esistono, ci fanno perennemente compagnia e se impariamo a gestirle (non soffocarle) ci rendiamo la vita più facile e meno stancante.

In questo momento non ci sto riuscendo, sapere e fare sono due cose differenti. Non è solo questione di volontà, penso sia piuttosto una questione di tempo. Ci vuole tempo per elaborare, per ascoltarsi, per reagire. Ed io sono solo stanca e se non recupero questa stanchezza non riuscirò a godermi niente di quello che verrà.

Ho anche pensato che continuare a ripeterlo non fosse molto utile, ma a volte non dire le cose è un modo per fingere che non esistano, per evitarle. Così ho deciso di guardarle in faccia mettendole nero su bianco: questa stanchezza la appoggio qui, tutti i miei pensieri contrastanti anche, lascio tutto qui per non portarmelo via come un bagaglio inutile.

(Non è così facile, hai ragione, ma i gesti simbolici hanno un grande potere sulla nostra mente. Ci si prova, cosa ho da perdere? Cosa hai da perdere?)

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