Vai al contenuto

Adhd e Salute Mentale

(Attenzione: se pensi che questi argomenti possano ferire la tua sensibilità, proteggiti e passa oltre.)

Ogni volta che scrivo di Adhd (sindrome da deficit di attenzione/iperattività) mi si incasina il cervello: da un lato devo metabolizzare, è tutto nuovo e recente, dall’altro, come per altri argomenti, devo imparare a parlarne, capire le parole giuste da usare, alfabetizzarmi sull’argomento.

Non sottovalutate questo ultimo punto: studiare e formarsi sono gli strumenti giusti per parlare, nel modo più corretto possibile, di un argomento alle altre persone. Troppo spesso è una fase che diamo per scontata se non superflua.

Ho scelto di scrivere della mia esperienza con l’Adhd come punto di partenza di un discorso più ampio, fin troppo attuale e ancora stigmatizzato e marginalizzato: la salute mentale.

Sono classe ’79, ho 43 anni belli che suonati. Probabilmente quando frequentavo le elementari neanche si conosceva l’argomento, la prima volta che io stessa ne ho sentito parlare era il 2016. La diagnosi l’ho ricevuta a novembre di quest’anno (2022) e nel mentre ho avuto due esaurimenti, vari crolli emotivi e altrettante sedute di psicoterapia con due differenti terapeute.

La psicoterapia è stata una pessima esperienza, in cui ad ogni seduta mi sono sentita giudicata e in cui ogni volta mi sentivo dire da chi avevo vicino fa questo effetto perché scavi dentro di te, vuol dire che funziona. No, faceva quello effetto perché mi stavano giudicando! Di quattro specialistə che ho visto nessunə ha mai avuto il dubbio che forse potessi essere Adhd o, più in generale, che potesse esserci una causa biologica.

(Nota: so che esistono anche bravissimə specialistə, non voglio generalizzare, parlo della mia esperienza.)

Il dubbio è venuto a me, che con i miei limitati strumenti ho cercato finché, oltre ad avere le risorse necessario, ho trovato anche ə specialistə giustə per me.

Nel mentre lo stigma del psichiatra=sei pazza, psicoterapia=allora hai qualcosa di sbagliato, aleggiava dentro e fuori di me, principalmente per ignoranza, pregiudizio interiorizzato ed anche per incapacità di osservare.

La malattia la rifuggiamo in tutte le sue forme, se poi è in qualche modo invisibile allora è tutto nella tua testa. Il giudizio di cui ho sempre parlato e che pensavo fosse solo una mia sensazione era reale e concreto.

Mi sento la responsabilità di ribaltare certi modi di pensare, di far notare discriminazioni e errori, di decostruire il pensiero di amiche e amici quando questo diventa pregiudizio e stigma: per questo ho iniziato a raccontare questa storia, che è la mia, che è parziale e che mi auguro possa aiutare chi si sente in difficoltà.

Lunedì prossimo ho il primo incontro con lo psichiatra e ammetto di aver paura: è tutto nuovo e sono la prima a dover affrontare i miei stessi pregiudizi interiorizzati. Decostruire noi stessə è il modo per costruire una società diversa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *