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Consapevolezza e felicità

Scrivo di consapevolezza e di felicità, condivido la mia esperienza personale come punto di partenza di riflessioni più ampie, cerco attraverso le parole di sostenere chiunque in questo mondo si senta perennemente fuori luogo, provo ogni giorno a costruire una società equa, non violenta e creativa.

Non c’è un punto di arrivo, c’è l’impegno costante quotidiano di fare la mia parte per costruire la pace dove sono, perché è da dove siamo ora che dobbiamo partire, mettendo a disposizione ciò che possiamo, sappiamo e abbiamo. Non dobbiamo diventare esseri sovrannaturali e speciali, così come siamo possiamo fare la differenza.

Tutto è iniziato un sacco di tempo fa, quando mi sono fatta convincere che non andavo bene come ero e ad ogni nuovo passo cercavo di rispondere alle aspettative altrui, dimenticandomi di me stessa e allontanandomi sempre di più dai miei sogni.

Poi, un giorno, per essere precise il 4 giugno 2014, sono andata a comprarmi una bicicletta ed è scattato il primo (di tanti) click nella testa: ho iniziato a vedere il mondo che mi circondava in modo differente e non ho più smesso.

Mi sono appassionata così tanto alla bicicletta da vendere lo scooter e decidere che il mio unico mezzo di trasporto sarebbe stata la bici: può non rendere detta così, ma giravo solo in scooter, non facevo un passo a piedi, ero la classica persona che fissava il meccanico per riavere il prima possibile il mezzo sotto il fondo schiena.

Mi sono appassionata alla ciclomeccanica, un po’ per necessità un po’ per curiosità, ed è scattato il secondo click nella testa: perché era così difficile trovare chi potesse aggiustarmi la bicicletta? Perché si dà per scontato che una donna non capisca quando non le regoli i freni a dovere? Ma se il problema ce l’avevo io quante altre persone, quante altre donne, lo avevano?

Ho iniziato a cercare chi potesse insegnarmi ad aggiustare bici: aprile 2016, il primo corso di ciclomeccanica ed è stato subito amore. A fine 2016 sono andata a Verona per il mio primo Cosmobike: non ci capivo niente ed è li è nata La Ciclista Ignorante.

Tornata a casa ho pensato che aprire un blog potesse essere un buon modo per incoraggiare chi come me si approcciava a questo mondo ma, immancabilmente, si scontrava con atteggiamenti di supponenza. Ho capito dopo che succede spesso al di là del genere, ma se sei donna accade un po’ più spesso.

Nel 2018 ho lasciato il lavoro ed aperto la mia ciclofficina. In realtà, mi sono accorta (quasi) subito di non volere un’attività: è stata una parentesi di 4 anni importante, ho imparato moltissimo, su di me, sulle bici e anche qualcosina sulle persone. Voglio realizzare qualcosa al di là delle bici in sé, un luogo (non solo) virtuale dove le persone possano sentirsi a casa, incoraggiate in quello che voglio essere e fare: la bici è sempre stato il mezzo ma è diventato sempre più difficile comunicare questa cosa, perché ero La Ciclista Ignorante e il nome diceva che doveva essere ciclista e parlare solo di quello.

Non sono mai stata capace.

Ci sono stati tanti altri click nella mia testa e tra i più importanti, un anno fa, la diagnosi di Adhd, arrivata in età adulta fa una bella differenza: un nuovo paio di occhiali sul naso, da cui vedere la mia vita e il mondo intorno a me. Ho iniziato a capirmi di più, ad amarmi di più e, forse, anche a sentirmi meno sbagliata.

Sono stata La Ciclista Ignorante per 7 anni ed in un certo senso lo sarò sempre (ho il mio vecchio logo tatuato sul braccio): mi ha insegnato a mettere al centro di ogni azione lo studio e la formazione, mi ha ricordato che essere ignoranti attivi è un bene, sapere di non sapere è il punto di partenza di una società diversa. Ho imparato a scrivere in questi 7 anni, ho costruito il mio stile, ho sbagliato un sacco di cose, ne ho migliorate altre e soprattutto ho ritirato fuori il mio sogno dal cassetto: scrivere. Credo fortemente nel potere della parola e del dialogo, nella forza della condivisione, desidero ridare significato a parole che, nell’epoca dei social e del web, sono state abusate e svuotate.

E a questo proposito uso molto poco i social ormai (se vuoi approfondire come la penso puoi leggere qui), preferisco Telegram, un luogo raccolto e protetto dove poter interagire con calma e senza l’ansia degli algoritmi. E se non vuoi perderti neanche un aggiornamento sulle uscite tra Blog, Podcast e cosa combino in giro puoi unirti su Substack.

Per qualsiasi informazione, curiosità, domanda, sentiti liberз di scrivermi quando vuoi, questo spazio nasce proprio per costruire insieme dialogo, scambio e condivisione.